Verbale 499 del 4/5 ottobre 2002

Si riunisce a Catania, litoranea Ognina – Cannizzaro, nell’hotel Baia Verde, il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti. La riunione è fissata per il 4 ottobre 2002 e ha inizio effettivo alle 11,20.

Il presidente informa il Consiglio della richiesta di iscrivere alla memoria, nell’albo dei pubblicisti,  Giuseppe Francese, recentemente scomparso. Il Consiglio osserva quanto segue: da ragazzo, Giuseppe Francese, figlio di Mario, giornalista assassinato dalla mafia il 26 gennaio del 1979, aveva seguito con passione l’esercizio della professione da parte del padre, da lui perduto quando aveva appena 13 anni: divenuto adulto, egli conservò la passione tanto per il lavoro del padre quanto per il giornalismo in sé. Si dedicò così ad alcune indagini, realizzate tra il 1998 e il 2002  per il periodico “L’inchiesta”, per il quotidiano “La Repubblica”, per il mensile “Antimafia”.

Un suo articolo portò alla riapertura delle indagini sull’omicidio, avvenuto a Corleone nel 1978, del vicepretore onorario Ugo Triolo; un altro riaprì il caso della morte del giornalista Cosimo Cristina, al quale, dopo che la vicenda (uno strano suicidio) era stata ampiamente riesaminata, il Comune di Termini Imerese intitolò una piazza. Il gusto tipicamente giornalistico di indagare in prima persona, di accertare i fatti senza accontentarsi della verità ufficiale, traspare da ogni scritto di Giuseppe Francese.

Come dimostra l’elenco fornito dal fratello Giulio, il giovane oggi scomparso lavorò a lungo anche sulle inchieste del padre, cercò di capire il movente del suo omicidio e fu l’unico, alla fine, a saperlo individuare. Fu infatti proprio il suo lavoro di inchiesta, di raccolta degli articoli di Mario Francese, la selezione degli argomenti trattati dal padre negli ultimi anni della sua vita e l’analisi di quel che contenevano quei “pezzi”, a convincere la Procura della Repubblica di Palermo a riaprire le indagini sul delitto di cui fu vittima il cronista giudiziario del Giornale di Sicilia. Il  processo, da lui seguito nei dettagli, si è recentemente concluso con le condanne a 30 anni ciascuno per i boss della cosiddetta Commissione di Cosa Nostra.

Non c’è dubbio, dunque, che Giuseppe Francese, abbia svolto attività formalmente e sostanzialmente giornalistica e che egli debba essere iscritto, anche se purtroppo ad memoriam, come pubblicista. Così viene deciso.

 

Catania, 4-5 ottobre 2002