Si riunisce a Catania, litoranea Ognina – Cannizzaro, nell’hotel Baia Verde, il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti. La riunione è fissata per il 4 ottobre 2002 e ha inizio effettivo alle 11,20.
Il
presidente informa il Consiglio della richiesta di iscrivere alla memoria,
nell’albo dei pubblicisti, Giuseppe Francese, recentemente scomparso. Il
Consiglio osserva quanto segue: da ragazzo, Giuseppe Francese, figlio di Mario,
giornalista assassinato dalla mafia il 26 gennaio del 1979, aveva seguito con
passione l’esercizio della professione da parte del padre, da lui perduto
quando aveva appena 13 anni: divenuto adulto, egli conservò la passione tanto
per il lavoro del padre quanto per il giornalismo in sé. Si dedicò così ad
alcune indagini, realizzate tra il 1998 e il 2002 per il periodico “L’inchiesta”, per il quotidiano “La
Repubblica”, per il mensile “Antimafia”.
Un
suo articolo portò alla riapertura delle indagini sull’omicidio, avvenuto a
Corleone nel 1978, del vicepretore onorario Ugo Triolo; un altro riaprì il caso
della morte del giornalista Cosimo Cristina, al quale, dopo che la vicenda (uno
strano suicidio) era stata ampiamente riesaminata, il Comune di Termini Imerese
intitolò una piazza. Il gusto tipicamente giornalistico di indagare in prima
persona, di accertare i fatti senza accontentarsi della verità ufficiale,
traspare da ogni scritto di Giuseppe Francese.
Come
dimostra l’elenco fornito dal fratello Giulio, il giovane oggi scomparso lavorò
a lungo anche sulle inchieste del padre, cercò di capire il movente del suo
omicidio e fu l’unico, alla fine, a saperlo individuare. Fu infatti proprio il
suo lavoro di inchiesta, di raccolta degli articoli di Mario Francese, la
selezione degli argomenti trattati dal padre negli ultimi anni della sua vita e
l’analisi di quel che contenevano quei “pezzi”, a convincere la Procura
della Repubblica di Palermo a riaprire le indagini sul delitto di cui fu vittima
il cronista giudiziario del Giornale di Sicilia. Il
processo, da lui seguito nei dettagli, si è recentemente concluso con le
condanne a 30 anni ciascuno per i boss della cosiddetta Commissione di Cosa
Nostra.
Non
c’è dubbio, dunque, che Giuseppe Francese, abbia svolto attività formalmente
e sostanzialmente giornalistica e che egli debba essere iscritto, anche se
purtroppo ad memoriam, come pubblicista. Così viene deciso.
Catania,
4-5 ottobre 2002