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ANTIMAFIA Duemila Anno II N° 9 Gennaio 2001 I bombaroli di Cosa Nostra - All'esame alcuni attentati di quegli anni Palermo - I misteri della mafia degli anni `70 di
Giuseppe Francese Nella Palermo dei primi anni `70, in una città dominata e controllata dalla mafia, scoppiano alcune bombe. Attentati a danno del giornale "L'Ora", a tralicci e cabine dell'Enel. E poi le "bombe di capodanno", collocate nell'ultima notte del 1970, nella sede del Palazzo Comunale, all'Assessorato Regionale dell'Agricoltura e Foreste, della Sanità e all'Ente Minerario Siciliano. La pista seguita dagli inquirenti riconduceva ai gruppi dell'estrema destra. Successivamente, le indagini condotte dal colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, consentirono di rinvenire dell'esplosivo, compatibile con quello usato per gli attentati, in un magazzino nella disponibilità di Francesco Madonia, boss di San Lorenzo, uno dei fedelissimi di Salvatore Riina. Mafia dunque. Il colonnello Giuseppe Russo sarà condannato a morte nel 1975. La sentenza verrà eseguita la sera del 20 agosto 1977 nell'agguato di Ficuzza. Con lui morirà il professore Filippo Costa. Le prime indagini sul duplice omicidio, condotte dal maggiore Subranni, succeduto a Russo, imbeccano subito la pista giusta: appalti e "corleonesi". Il "rapporto rosso", dal colore della copertina, viene presentato dai carabinieri il 25 ottobre 1977. Ed ecco che all'indomani, la notte del 26 ottobre 1977, con una singolare tempestività, e con una certa analogia con il passato, a Palermo ricominciano ad esplodere nuove e inquietanti bombe. Tre per l'esattezza. La prima al Commissariato di Mondello, l'altra alla centralina Sip di Tommaso Natale e l'ultima al deposito della Cirio. Nel muro di cinta del Commissariato vengono rinvenute le scritte e lo stemma di "Ordine Nuovo", gruppo di estrema destra. Nei giorni successivi altre bombe devasteranno alcune cabine telefoniche. Il 6 novembre 1977 quattro cariche di tritolo esplodono simultaneamente in altrettante cabine telefoniche: due in via Marconi, una nei pressi dell'Orto Botanico (vicino la sede del Giornale di Sicilia) ed una vicino al Policlinico. Le bombe non cessano. Il 16 novembre salta per aria la sede centrale della Sip di Palermo. Il 21 novembre viene distrutta una cabina dell'Icem, la società che ha in appalto la rete di illuminazione pubblica della città. E' l'attentato più grosso: mezza città rimane al buio. Quello stesso giorno anche la "mafia ufficiale" alza il tiro. Il boss Giuseppe Di Cristina, mafioso di Riesi, appartenente all'ala moderata di "Cosa nostra", scampa miracolosamente ad un agguato. Vengono assassinati due suoi fedelissimi che si trovavano a bordo della sua Bmw. Di Cristina era rimasto improvvisamente a casa. Il 30 maggio 1978 non avrà la stessa fortuna: cadrà sotto i colpi dei sicari. Per gli attentati dinamitardi vengono messi sotto accusa alcuni personaggi che ruotano intorno alla "destra eversiva" che replica dando fuoco al portone del "Palazzo dei giornalisti". Sul posto gli inquirenti trovano un volantino per Mario Farinella, condirettore del giornale "L'Ora": "Basta con le montature di regime! Le bombe non partono dalla destra palermitana". Il 17 gennaio 1978 viene assassinato a Capaci, Gaetano Longo, già Sindaco democristiano di Capaci (era stato sindaco dal 1962 al 1975, fanfaniano, nell'ultimo periodo andava anche avvicinandosi agli andreottiani, senza però abbandonare le sue origini). La zona di Capaci, sappiamo adesso, era già d'allora controllata dai "corleonesi". Sono i giorni in cui il governo nazionale è in piena crisi. Berlinguer annunciava pubblicamente che la nazione aveva bisogno di un governo di emergenza formato da una coalizione di partiti minori con l'apporto esterno della DC e del PCI, mentre il Presidente della Repubblica Leone affidava formalmente l'incarico di formare il nuovo governo all'Onorevole Giulio Andreotti. Il 12
febbraio 1978, una bomba farà esplodere l'automobile del sindaco di
Camporeale, Giuseppe Nicosia, democristiano di ala fanfaniana. Le
indagini sull'attentato vengono indirizzate verso le grandi opere
pubbliche in costruzione nella zona: diga Garcia e superstrada
Palermo-Sciacca. L' l settembre 1978 il pastore anafalbeta Casimiro
Russo si autoaccusa della partecipazione all'omicidio del colonnello
Russo (dichiarazioni ritrattate in istruttoria) e chiama in causa altri
due pastori, Vincenzo Mulè e Salvatore Bonello (uno dei quali
claudicante e privo di un braccio). I tre ignari Il giorno successivo, il 28 ottobre 1979, si concludeva il Convegno nazionale della Democrazia Cristiana. Veniva esposta la linea politica dell'ala fanfaniana che optava per una linea intransigente nei confronti del PCI, annunciando "né solidarietà nazionale né confronto con il PCI" e allargava le intese con l'ala Dorotea, Morotea e Andreottiana della DC. A chi appartenevano i bombaroli? Possibile che a Palermo scoppiassero tante bombe senza la preventiva autorizzazione e il beneplacito di "Cosa nostra" che ha sempre avuto il controllo del territorio? Attentati di mafia dunque? Ed ancora: perché questi attentati a democristiani della corrente fanfaniana? In quel periodo qualche altra "corrente politica" doveva prendere il sopravvento in Sicilia? Si stava creando un nuovo connubio tra mafia e politica nella gestione dei grandi appalti dell'epoca, come la costruzione della diga Garcia e la superstrada Palermo-Sciacca? Sono passati più di venti anni, ma tutti questi eventi continuano a rimanere misteri. Misteri di mafia. |
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