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>> 23/01/2008

Bagneria, si assegna il Premio Francese

Sarà assegnato venerdì 25 gennaio a Gianluigi De Stefano, per un documento con il quale ha ricostruito la vita e le vicende legate alla prematura morte di Giancarlo Siani, giovane pubblicista napoletano assassinato nel 1985 a seguito delle sue inchieste sulla criminalità organizzata in Campania, il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2008. La cerimonia di consegna si terrà durante i lavori del convegno «La notizia sotto assedio», venerdì prossimo, a Villa Cattolica, a Bagheria (Pa). La manifestazione, che quest'anno conta anche sul patrocinio del Comune di Bagheria, ed è dedicata al giornalismo d'inchiesta,
inizierà alle 10, con l'inaugurazione della mostra «Una vita in cronaca», un'installazione con 29 pannelli fotografici, trasferiti per l'occasione dalla scuola di giornalismo dell'Università di Palermo, che raccontano, in un mix di testi e foto, Mario Francese: l'uomo, il professionista, le inchieste, le indagini sulla sua morte.
A seguire, dopo i saluti del sindaco di Bagheria, Biagio Sciortino, e dell'introduzione del presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, sarà proiettato il documento televisivo vincitore del
premio che porta la firma di De Stefano e che è stato mandato in onda all'interno della serie televisiva «La storia siamo noi» curata da Giovanni Minoli. Subito dopo si procederà alla premiazione dei tre vincitori del concorso per le migliori tesi di laurea in giornalismo. Alle 11.45, moderati dalla giornalista Egle Palazzolo, si apriranno i lavori della tavola rotonda alla quale parteciperanno Gianni Riotta, Giovanni Minoli, Francesco Michele Stabile, Vincenzo Vasile, Gaetano Savatteri, Maurizio De Lucia, Gioacchino Genchi, Giovanni Pepi e Francesco La Licata. Interverranno, con le loro testimonianze di coraggio e di professionalità Lirio Abbate, Nino Amadore, Dino Paternostro e Federico Orlando, ai quali sarà consegnata una targa dell'Ordine dei giornalisti «quale conferma della solidarietà per gli atti intimidatori subiti a causa del loro lavoro di inchiesta e denuncia e riconoscimento per il loro impegno civile e professionale». Ulteriori riconoscimenti verranno consegnati alle redazioni siciliane della Rai e dell'Ansa per la qualità e la tempestività dell'informazione sui fatti di mafia in Sicilia. Altro momento significativo nel pomeriggio, alle 15, 30. L'amministrazione comunale di Bagheria intitolerà la via Chiusa di Aspra alla memoria di Mario Francese. E' la via adiacente alla casa estiva, di fronte al mare, in cui Mario Francese ha trascorso le vacanze per 15 anni con la famiglia. Il suon "buen retiro", dove si dedicava agli hobby preferiti: il giardinaggio e la cura dei suoi tanti animali, uccellini, galline, conigli, cani.
abr/com
23-Gen-08 15:48

>> 19/01/2008

Mario Francese e gli altri giornalisti uccisi a maggio giornata nazionale della memoria
 
«Mario Francese, così come gli altri sette giornalisti uccisi in Sicilia dagli anni '60 ad oggi saranno ricordati il prossimo 3 maggio a Roma, in Campidoglio, nel corso della Prima 'Giornata della Memoria a ricordo dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo. "La proposta del Gruppo siciliano dell'Unione cronisti -  dichiara l Presidente dell'Unci Sicilia - è stata approvata all'unanimità nel novembre del 2006 nel corso di un consiglio nazionale dell'Unci che si è svolto a Viareggio. Ci sembra giusto, in questo modo, ricordare tutti quei cronisti che sono stati uccisi da mafie e terrorismo perchè ritenuti scomodi. Oltre Francese ricorderemo Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Carlo Casalegno e tutti quei cronisti uccisi dal terrorismo internazionale o in zone di guerra".
L'istituzione di una Giornata ad hoc per Mario Francese e gli altri giornalisti uccisi, aggiunge Zingales, "fa il paio con il Giardino della Memoria di Ciaculli, a Palermo, che vede impegnati da alcuni anni cronisti e magistrati in una particolare iniziativa di legalità sul versante della lotta contro la mafia. Il sito, lo scorso 15 giugno, è stato visitato anche dal Presidente della Repubblica Giorgio napolitano che ha incontrato i familiari delle vittime della mafia".
(ITALPRESS).

 

UNIONE CRONISTI RICORDA MARIO FRANCESE A PALERMO 
......
A 29 anni dall'omicidio, il Gruppo siciliano dell'Unci-Unione nazionale cronisti italiani ricorda il sacrificio del cronista Mario Francese con una cerimonia che avrà luogo il prossimo sabato, 26 gennaio, sul luogo dell'agguato. Mario Francese fu ucciso da un killer di mafia la sera del 26 gennaio 1979, in viale Campania, a Palermo. Il giornalista, originario di Siracusa, era sposato e padre di 4 figli. Per il Giornale di Sicilia seguiva la cronaca giudiziaria. L'agguato scattò non appena il giornalista, posteggiata l'auto sotto casa, stava per raggiungere il portone dello stabile in cui abitava. Il Gruppo siciliano dell'Unci-Unione nazionale cronisti italiani ha organizzato anche quest'anno, davanti al cippo che ricorda il brutale assassinio, la commemorazione del coraggioso cronista per la giornata in cui ricorre il 29esimo anniversario dal barbaro assassinio. L'appuntamento è per le ore 8,30 di sabato 26 gennaio 2008 davanti al cippo che ricorda il barbaro omicidio, in viale Campania. Saranno presenti, oltre ai vertici regionali dell'Unci, la vedova ed i figli di Francese, tra cui Giulio, anch'egli giornalista.

>> 11/01/2008

"Mario Francese", il 25 gennaio la premiazione a Villa Cattolica

A Bagheria (Palermo) la cerimonia conclusiva dell'iniziativa organizzata dall'Ordine di Sicilia
Prevista l'inaugurazione di una mostra e la tavola rotonda "La notizia sotto assedio"


Riconoscimenti a tre tesi di laurea su temi e personaggi del giornalismo: torna il concorso che ricorda il collega ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979. In programma l'apertura dell'esposizione “Una vita in cronaca”, la proiezione del video vincitore del Premio e l'intitolazione di una strada a Mario Francese. Presentata all'Università una una ricerca su mafia e informazione
>> Lezione del pm Prestipino all'Ateneo: "Così comunicano i boss"
>> Memoria: il "Maria Grazia Cutuli" consegnato a Siracusa

 

>>12/01/2008

Una via di Aspra ricorderà il cronista ucciso dalla mafia nel 1979. Il 25 gennaio le grandi firme del giornalismo nella città delle ville [...]

Il suo stile era semplice e diretto: raccontava ciò che vedeva e scopriva, come ogni giornalista dovrebbe fare. Pigiava i tasti della sua macchina da scrivere e riusciva a dare la sensazione di avere vissuto i fatti insieme a lui: dal massacro in pieno giorno alla Vucciria alla speculazione edilizia nella ricostruzione nella Valle del Belice, passando per una storica intervista a Ninetta Bagarella, moglie di un certo Totò Riina che in quegli anni era una sorta di male invisibile.

Mario Francese era un cronista di razza, uno di quegli eroi di cui la Sicilia non dovrebbe avere bisogno. Per primo scrisse sul Giornale di Sicilia della frattura nella «commissione mafiosa» tra i fedelissimi di Luciano Liggio e i «guanti di velluto», l´ala “moderata”. E Cosa nostra non glielo perdonò, uccidendolo la sera del 26 gennaio 1979 davanti casa, mentre rientrava dopo una dura giornata di lavoro. A decidere la sua morte furono Totò Riina, Bernardo Provenzano, Nenè Geraci, Francesco Madonia, Raffaele Ganci, Leoluca Bagarella, quest´ultimo esecutore materiale. Solo i proiettili riuscirono a fermare la sua sete di verità.

A 29 anni di distanza da quel giorno, il Comune di Bagheria ha deciso di intitolare al cronista ucciso dalla mafia una strada di Aspra. L´attuale via Chiusa diventerà via Mario Francese il prossimo 25 gennaio, al termine di un importante convegno dal titolo "La notizia sotto assedio - corsa ad ostacoli delle tante scomode verità dell’Informazione" e della premiazione dei vincitori del premio istituito dall´Ordine dei Giornalisti di Sicilia e intitolato proprio alla memoria di Francese. Per l´evento, previsto nella splendida cornice di Villa Cattolica, è già annunciata la partecipazione di grandi firme del giornalismo e personalità impegnate nella lotta alla mafia: tra queste il direttore del Tg1 Gianni Riotta, il presidente dell´Ordine dei Giornalisti di Sicilia Franco Nicastro, il condirettore del Giornale di Sicilia Giovanni Pepi, il sacerdote Francesco Michele Stabile, i giornalisti Lirio Abbate, Vincenzo Vasile, Gaetano Savatteri, Dino Paternostro, Egle Palazzolo e Francesco La Licata, il pm Maurizio De Lucia, infine il consulente informatico della procura Gioacchino Genchi. Prevista anche la proiezione del video vincitore del premio e l´inaugurazione della mostra “Una vita in cronaca”, la storia di Mario Francese in 25 pannelli di foto, cronaca e commenti.

Giusto Ricupati

 da Una strada per Mario Francese

>>01/10/2007

La catena degli orrori Nella città smemorata

In un libro gli scritti di Giuseppe Francese vittima come il padre Mario degli anni bui 
Quella targa rimossa dall’assessorato dove il giovane aveva lavorato per 16 anni


Il promemoria delle verità che mancano iniziò a scriverlo suo padre, Mario Francese, il cronista di giudiziaria del “Giornale di Sicilia” che la mafia fermò una sera del gennaio 1979. Giuseppe Francese non faceva il giornalista, teneva bene a mente quel promemoria di parole, ricerche e domande rimaste senza risposte per tanti anni (e ancora oggi rimangono tali)). Scrisse molto Giuseppe, prima di decidere la scelta più estrema del suicidio. Scrisse con il passo del cronista che cerca nei delitti irrisolti e negli indizi che tutti trascurano. “Cosa fu quella strana strategia della tensione che fece a Palermo quattordici attentati dinamitardi, fra il 1977 e il 1978? – si chiedeva in un articolo pubblicato su “ L’Inchiesta”, nel 1998 –Era una strategia per tutelare i responsabili dell’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo?”. Giuseppe Francese cercò una conferma alla sua tesi cercando nelle collezioni del giornale “l’Ora”: “Mafia, massoneria, malavita e fascisti – sfogliò il giornale dell’ 8 novembre1977 – questi gli ingredienti e la miscela è esplosiva”.
Il figlio di Mario Francese scrisse anche con la rabbia dell’autore che sollecita le parole a ribellarsi. “Sono stato felice di ricordare un giornalista , Cosimo Cristina, trovato morto sui binari ben 40 anni fa – annotava – non sopportavo la tesi ufficiale del suicidio. La mia: omicidio, senza alcun dubbio”.
Tutto questo ha raccolto Salvatore Cernigliaro, animatore della cooperativa “Solidaria” nel libro Per non dimenticare…Giuseppe Francese, edito assieme a coppola (100 pagine, 10 euro). Gli articoli e i racconti messi in fila nel libro sono un percorso dentro i misteri che ancora restano di Palermo: per il primo mistero, l’omicidio del vicepretore onorario di Corleone, l’avvocato Ugo Triolo, le inchieste di Giuseppe Francese contribuirono alla riapertura del caso , probabilmente il primo delitto eccellente di Riina e Provenzano. Una volta, Giuseppe mi confidò: “Mi inquieta una terribile coincidenza. Ugo Triolo è stato ucciso il 26 gennaio 1978. Mio padre Mario, esattamente un anno dopo, lo stesso giorno”. La mano degli assassini era la stessa.
Il libro di Salvatore Cernigliaro è anche la denuncia di un impegno non mantenuto. Dopo una raccolte di firme, la Regione aveva promesso l’istituzione di un centro di documentazione sull’infanzia e l’adolescenza, nella stanza dell’assessorato alla famiglia e alle politiche sociali dove Giuseppe Francese aveva lavorato per 16 anni. Era stata sistemata anche una targa, “Centro Giuseppe Francese”, ma fu presto coperta con un sacchetto di plastica. “Senza alcuna spiegazione – scrive Cernigliaro nell’introduzione - quella targa è stata rimossa , e con essa è stato definitivamente cancellato un impegno assunto. Da parte dell’amministrazione regionale l’oblio si è consumato. A noi il dovere morale di non dimenticare”.
Non è un libro di ricordi questo. E’ come Giuseppe e Mario Francese, giornalisti che avevano l’onestà di scrivere tutto. Giuseppe annotava: “Non sono riuscito a non vedere certi provvedimenti amministrativi che il mio capo cercava di fare passare facendo orecchio da mercante: “ Per favore non sollevi problemi”. Non sono riuscito a non dirgli: “E no. Non sollevi problemi un cazzo!. Adesso l’hanno premiato dandogli 180 milioni in più. E a me naturalmente calci in culo”. Così ho scrivono Antonella Marino e Nicola Monterosso, che firmano alcune parti del libro: “ Le sue ansie, le sue paure erano quelle di chi ha subito una grande violenza nella vita, di chi era impegnato su un fronte certamente rischioso e che si trovava pure ad operare in un ambiente ostile che spesso vota all’isolamento quanti lottano in maniera intransigente per la trasparenza e la legalità utilizzando contro costoro perfino l’arma dell’infamia”. 

>>03-9-2007

a testa altaL'associazione di promozione sociale A Testa Alta ci comunica che lunedì 3 settembre, alle ore 21 presso la chiesetta di Santa Rosalia (villa Cattolica Bagheria) verrà presentato il libro di Salvatore Cernigliaro "per non dimenticare Giuseppe Francese, edizioni Coppola - Solidaria.

La presentazione del volume, organizzata da A Testa Alta con la collaborazione della comunità parrocchiale San Giovanni Bosco di Bagheria, sarà introdotta da don Francesco M. Stabile, storico della Chiesa.

Saranno presenti all'evento, oltre all'autore del volume, Marcello Monterosso, amico di Giuseppe Francese, Antonino Ingroia, sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, modererà la presentazione Emanuele Tornatore, presidente dell'associazione A Testa Alta.

Giuseppe Francese, figlio del cronista di giudiziaria Mario Francese ucciso dalla mafia il 29 gennaio del 1979, scelse di togliersi la vita, una vita spesa per la ricerca della verità sull'omicidio del padre, una vita che viene raccontata nelle pagine del libro di Cernigliaro.

>>26-4-2007

Napolitano ricorda Francese, "coraggioso giornalista"
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  (ANSA) - PALERMO, 26 APR - «Desidero rivolgere un saluto partecipe a tutti i presenti alle iniziative legate al premio dedicato a Mario Francese, coraggioso cronista siciliano ucciso dalla mafia, che quest'anno si svolgono a Ragusa in omaggio a Giovanni Spampinato, che in questa città ha onorato la professione giornalistica e i valori di verità, legalità e giustizia». Lo scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al presidente dell' ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, in occasione dell'inaugurazione, questo pomeriggio nella sede dell'Archivio di Stato a Ragusa, della mostra su «Il giornalismo che non muore,viaggio nel giornalismo d'inchiesta attraverso le storie dei
cronisti uccisi».
    La mostra è inserita nell' ambito del premio «Mario Francese» che quest'anno si svolge a Ragusa in memoria di Giovanni Spampinato, corrispondente del quotidiano L'Ora di Palermo, ucciso a venticinque anni, il 27 ottobre 1972, nella
sua città.
  «È importante - prosegue il capo dello Stato - che in questa occasione si rifletta sul giornalismo di inchiesta attraverso lestorie di diciassette cronisti, di ogni parte del paese che,lungo 50 anni, hanno offerto significative testimonianze di coraggio professionale, di impegno civile e di dedizione ai
principi costituzionali di democrazia e libertà».
  «Queste storie - conclude Napolitano - drammatiche ma esemplari, costituiscono parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle nuove leve del giornalismo e alle giovani generazioni»(ANSA).

>>26-4-2007

Forgione: una giornata della memoria per Francese e gli altri giornalisti uccisi

«L'informazione nel corso degli anni, per via delle trasformazioni intervenute, ha perso lo spirito e il carattere dell'inchiesta». Lo  ha affermato il presidente della Commissione Antimafia, Francesco Forgione,inaugurando la mostra fotografica Il giornalismo che non muore a Ragusa nell'ambito delle iniziative del premio Mario Francese che quest'anno si svolgono nel capoluogo ibleo per ricordare i35 anni dall'uccisione del cronista Giovanni Spampinato.
   «Nessun paese - ha sottolineato Forgione - ha avuto tante vittime tra i giornalisti come in Italia. Le mafie vivono di omertà e silenzio e la lotta contro le mafie vive invece di parola edi trasparenza e di inchieste sociali perché i poteri occulti dei criminali vanno cercati la dove non si vedono».
   Il presidente dell'Antimafia ha ricordato che «Giovanni Spampinato era uno di quei cronisti veri che interpretava il mestiere così e per questo è stato ucciso». «Era un giornalista scomodo- ha osservato Forgione - che ha lavorato in quegli anni in cui a Ragusa c'era un grumo di interessi a cavallo tra criminalità, alta borghesia e trame nere, riuscendo a svelare un livello occulto del potere sul quale lui lavorava.Averlo messo a nudo è stata la causa della sua morte».
   «Non bisogna più morire per il diritto all'informazione -ha concluso il presidente dell'Antimafia - ma senza l'informazione veramente libera non c'è democrazia, e senza la ricostruzione della democrazia la mafia rigenera il suo potere eil suo consenso». Forgione ha quindi annunciato una proposta di legge per istituire una giornata nazionale dedicata alla memoria dei giornalisti che hanno perso la vita per perseguire il proprio dovere il 3 maggio di ogni anno, giornata che, in tutto il mondo, è dedicata ai professionisti della stampa e della tv che hanno dedicato la propria vita al loro mestiere.

La mostra «Il giornalismo che non muore, viaggio nel giornalismo d'inchiesta attraverso le storie dei cronisti uccisi», dedicata alle vite e al lavoro di diciotto protagonisti della storia degli ultimi cinquant'anni del giornalismo italiano, da Giovanni Amendola a Maria Grazia Cutuli è stata allestita presso l'Archivio di Stato è ha aperto la due giorni di eventi e dibattiti organizzati nell'ambito del premio Mario Francese. «Racconta una pagina oscura della storia di un Paese e ripercorre le tappe di un'emergenza democratica che qui in Sicilia ha conosciuto la fase più acuta e drammatica. Non a caso otto dei 18 giornalisti ricordati sono siciliani - ha ricordato in apertura Franco Nicastro, presidente regionale dell'Ordine dei giornalisti - e proprio Ragusa è stata scelta quest'anno perché è la città nella quale 35 anni fa veniva ucciso il giovanissimo collega Giovanni Spampinato le cui inchieste assumono, in questa carrellata, una valenza ed una carica simbolica. Tanto da fare affermare all'allora Procuratore generale Tommaso Auletta, responsabile dell'inchiesta sull'assassinio del collega 'se non sono questi i compiti dei giornalisti, allora si possono chiudere i giornali».
Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto rendere omaggio a «Mario Francese, coraggioso cronista siciliano» e a Giovanni Spampinato che «ha onorato la professione giornalistica e i valori di verità, legalità e giustizia». Il capo dello Stato ha sottolineato l'importanza di riflettere sul giornalismo d'inchiesta e sulle storie di coloro che lo hanno praticato anche al costo della vita. Le loro storie - ha concluso - costituiscono parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle nuove leve del giornalismo ed alle nuove generazioni«. Ha chiuso la prima giornata il suggestivo il recital "Uomini del Colorado, pensieri e parole per Mario Francese", scritto dalla nipote del giornalista ucciso, Silvia Francese, in scena con Federico Tolardo. Domani, alle 9, presso la stessa sala, sarà presentata un'anteprima dei risultati della ricerca coordinata da Pietro Vento, per l'Istituto Demopolis, e commissionata dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia dal titolo »Come si informano i siciliani: osservatorio sui media dell'isola«. Interverranno Franco Nicastro e Vittorio Roidi, segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti. Alle 10,30 la manifestazione entra nel vivo con la proiezione della riduzione del documentario-fiction "Scacco al re" di Claudio Canepari a cui va il premio Francese di quest'anno. Saranno gli stessi protagonisti della cattura, Renato Cortese, primo dirigente della Polizia di Stato e Michele Prestipino, sostituto procuratore della Dda di Palermo, a raccontare al pubblico ed agli studenti in sala le fasi più importanti delle indagini.
Seguirà un dibattito con gli studenti delle scuole superiori coordinato da Egle Palazzolo.

Come ogni edizione anche stavolta è stata riservata una sezione del concorso alle tesi di laurea in giornalismo. Primo premio ad Accursio Sabella per il suo lavoro su Sciascia. Secondo a Giovanni Caltanissetta autore di una tesi su Cosimo Cristina, storia di un giornalista morto tre volte e tre volte dimenticato. Terzo premio a Laura Burgio, autrice di una tesi sulle Storie di giornalisti infiltrati. Segnalati inoltre i lavori di Cristina Foti, Mirko Falciglia, Salvatore Morelli, Rocco Rossitto e Maria Luisa Di Stefano.
Otto menzioni di merito infine sono state assegnate ai giornalisti, Lirio Abbate, Enrico Bellavia, Giuseppe Lo Bianco, Ernesto Oliva, Salvo Palazzolo, Sandra Rizza, Angelo Vecchio, Leone Zingales il cui lavoro è stato riconosciuto significativo all'interno della cronaca che riguarda Bernardo Provenzano e che è stato abilmente raccolto in pubblicazioni e libri che ne raccontano la storia.
(ITALPRESS).
vbo/c
26-Apr-07 21:05

>> 05/05/07

Intitolata la Scuola di Giornalismo al cronista ucciso dalla mafia
Cronisti in erba nel nome di Francese
L'inaugurazione a 27 anni esatti dall'omicidio del giornalista del Giornale di Sicilia. "Questo è un anniversario non di tensione, ma di gioia, come non mi era mai successo", dice commosso Giulio Francese, il figlio di Mario. "Un esempio alto di eroismo che pagò con la vita la sua dedizione al lavoro", afferma il rettore Silvestri. Secondo il segretario dell'Ordine nazionale, Vittorio Roidi, "questa intitolazione non è solo bella e giusta, ma è anche una responsabilità, perché Mario si è giocato la pelle per cercare la verità". Il presidente dell'Odg siciliano, Franco Nicastro, ricorda con nostalgia "la capacità di andare dentro i fatti, come sapeva fare Francese"
Il tempo è stato galantuomo. A 27 anni esatti dall'omicidio di Mario Francese, la scuola di Giornalismo dell'Università di Palermo prende il nome del cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia per avere voluto indagare e svelare verità nascoste.

Alla cerimonia, svoltasi nell'aula magna della facoltà di Scienze della Formazione, hanno partecipato, tra gli altri, il segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Vittorio Roidi, il presidente dell'Ordine di Sicilia, Franco Nicastro, il rettore dell'Università di Palermo, Giuseppe Silvestri, la preside della facoltà di scienze della Formazione, Patrizia Lendinara, il direttore della scuola di Giornalismo, Antonio La Spina, oltre al direttore di Ateneonline, Natale Conti, ai tutor e ai praticanti del laboratorio. Nell'occasione è stata anche inaugurata la mostra permanente "Mario Francese, una vita in cronaca. Per rompere il silenzio", curata da Giovanna Fiume e Salvo Lo Nardo, un'esposizione di trenta pannelli, sistemati all'ottavo piano dell'edificio 15 in viale delle Scienze, che ripercorrono la vita e la carriera del cronista del Giornale di Sicilia.

"Per me, per la prima volta, è un anniversario non di tensione ma di gioia - dice commosso Giulio Francese, figlio di Mario -. I giovani ricordano mio padre, che è rimasto a lungo dimenticato. Coerenza, coraggio, la volontà di non cedere. E' questa la lezione morale che ci ha lasciato in eredità". Giulio, giornalista, ricorda che la morte del padre "non fu un caso, perché fu l'unico in quel momento ad avere intuito il nuovo volto della mafia. Dopo il suo assassinio cominciò a Palermo la strage degli innocenti".

"La scelta di Francese come punto di riferimento etico è importante e emozionante - osserva Giuseppe Silvestri -. Mario è un esempio alto di eroismo che pagò con la vita la sua dedizione al lavoro. Lui aveva saputo interpretare i pericoli che si stavano addensando nella società e voleva informare di questo i cittadini. Ecco perché oggi deve essere una giornata per esaltare i valori civili".

"Dedicare una scuola di giornalismo a Francese è prima di tutto un impegno - ha detto Vittorio Roidi -, perché Mario si è giocato la vita per questo mestiere. Una scuola di giornalismo non deve essere una scuola di eroi e martiri, ma deve insegnare a cercare la verità dietro i fatti ufficiali. Quello del cronista non è un mestiere per impiegati, ma per chi ci crede".

Franco Nicastro ricorda con nostalgia il giornalismo siciliano degli anni '70. "Palermo è sempre stata la sede di una 'scuola' di giornalismo di lungo corso e Mario era uno dei suoi esponenti principali". E non lesina le critiche al modo moderno di fare giornalismo e alle logiche editoriali: "Oggi è la notizia che raggiunge i giornali. Manca la capacità di andare dentro i fatti, come Mario sapeva fare. E' questo che si deve insegnare in una scuola. Gli editori spingono verso la precarizzazione del mestiere, che limita la libertà del giornalista e colpisce l'interesse dei lettori a conoscere veramente i fatti".
Il presidente dell'Ordine di Sicilia attacca anche il mondo politico: "Il rapporto tra giornalismo e politica oggi si pone in termini di emergenza democratica. Questa è una professione che va fatta al di fuori dei condizionamenti".

"Con le sue inchieste, sempre solidamente documentate- afferma Patrizia Lendinara - Francese si propone come modello di giornalismo, non solo per i giovani".

"Intitolare questa struttura a Mario Francese - dice Antonio La Spina - non è un punto d'arrivo ma di partenza, perché è una grande responsabilità".

"Il ricordo di Mario è sempre stato forte, con lui si parlava di tutto - ha detto Natale Conti -. Siamo orgogliosi di questo nome. Vorrei ringraziare Angelo Meli, che mi ha preceduto alla direzione di Ateneonline e che mi ha dato l'idea di intitolare a Francese il laboratorio".

Alla cerimonia ha partecipato anche Sonia Alfano, la figlia di Beppe, altro cronista ucciso tredici anni fa dalla mafia. La donna lamenta che suo padre è stato dimenticato: "E' un giornalista senza bandiera. La memoria non deve essere un fatto di commemorazioni. Dimenticando non si va incontro solo a una morte fisica, ma anche a una morte civile".
dovekobe (26 gen 06)

 

 

>> 03/04/2007

Il premio Mario Francese all'inviato Sigfrido Ranucci

Consegnato il riconoscimento al giornalista di Rainews24
A Cefalù la cerimonia e tre iniziative dedicate alle "Voci di libertà"

Con un reportage sull’uso di armi chimiche a Fallujia, Sigfrido Ranucci si è aggiudicato il premio dedicato al cronista di giudiziaria ucciso dalla mafia nel 1979. Nella sezione tesi di laurea hanno vinto Salvatore Cataldo, Maria Teresa Camarda e Adriana Falsone. A consegnare il riconoscimento è stato Giulio Francese, figlio di Mario. Nell'ambito del concorso, l'Ordine di Sicilia ha anche organizzato una mostra sui giornalisti uccisi, un incontro con lo scrittore Vincenzo Consolo (nella foto assieme a Franco Nicastro) e un confronto con i ragazzi di “Addio pizzo”.

Sigfrido Ranucci, inviato di RaiNews24, è l'autore del servizio sulla strage nascosta del novembre 2004, avvenuta a Fallujah, città ribelle dell'Iraq, con l'impiego di bombe al fosforo da parte degli Usa. Un'arma letale, che arriva a dissolvere i corpi. Ranucci ha documentato con immagini inedite quanto affermava, ha sentito testimoni e protagonisti americani della vicenda, mentre non ha voluto parlare di ulteriori elementi su cui non aveva riscontri certi e inoppugnabili. Un giornalismo molto poco "embedded", dunque, e che pur tra mille difficoltà e pericoli, ha rivelato un aspetto che era stato trascurato dalle verità ufficiali. A lungo, nonostante si trattasse di uno scoop, il suo servizio non è andato in onda e, quando è stato trasmesso, è andato in seconda serata.
Sigfrido Ranucci è stato autore in passato di numerose inchieste sulle stragi di mafia: è sua, fra l'altro, l’ultima intervista al giudice Paolo Borsellino. Si è occupato anche dei danni derivati dall'uso di proiettili all'uranio impoverito, del traffico illecito dei rifiuti tossici di Marghera e dell'impunità dei criminali nazisti. Si tratta di esempi del sempre più raro giornalismo d'inchiesta, che scava, scava, scava, fino a quando non emerge la vera e unica padrona reale del controverso mondo dell'informazione: la notizia.

(29 dicembre 2006)

 >> 26/01/2006

Il tempo è stato galantuomo. A 27 anni esatti dall'omicidio di Mario Francese, la scuola di Giornalismo dell'Università di Palermo prende il nome del cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia per avere voluto indagare e svelare verità nascoste.

Alla cerimonia, svoltasi nell'aula magna della facoltà di Scienze della Formazione, hanno partecipato, tra gli altri, il segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Vittorio Roidi, il presidente dell'Ordine di Sicilia, Franco Nicastro, il rettore dell'Università di Palermo, Giuseppe Silvestri, la preside della facoltà di scienze della Formazione, Patrizia Lendinara, il direttore della scuola di Giornalismo, Antonio La Spina, oltre al direttore di Ateneonline, Natale Conti, ai tutor e ai praticanti del laboratorio. Nell'occasione è stata anche inaugurata la mostra permanente "Mario Francese, una vita in cronaca. Per rompere il silenzio", curata da Giovanna Fiume e Salvo Lo Nardo, un'esposizione di trenta pannelli, sistemati all'ottavo piano dell'edificio 15 in viale delle Scienze, che ripercorrono la vita e la carriera del cronista del Giornale di Sicilia.

"Per me, per la prima volta, è un anniversario non di tensione ma di gioia - dice commosso Giulio Francese, figlio di Mario -. I giovani ricordano mio padre, che è rimasto a lungo dimenticato. Coerenza, coraggio, la volontà di non cedere. E' questa la lezione morale che ci ha lasciato in eredità". Giulio, giornalista, ricorda che la morte del padre "non fu un caso, perché fu l'unico in quel momento ad avere intuito il nuovo volto della mafia. Dopo il suo assassinio cominciò a Palermo la strage degli innocenti".

"La scelta di Francese come punto di riferimento etico è importante e emozionante - osserva Giuseppe Silvestri -. Mario è un esempio alto di eroismo che pagò con la vita la sua dedizione al lavoro. Lui aveva saputo interpretare i pericoli che si stavano addensando nella società e voleva informare di questo i cittadini. Ecco perché oggi deve essere una giornata per esaltare i valori civili".

"Dedicare una scuola di giornalismo a Francese è prima di tutto un impegno - ha detto Vittorio Roidi -, perché Mario si è giocato la vita per questo mestiere. Una scuola di giornalismo non deve essere una scuola di eroi e martiri, ma deve insegnare a cercare la verità dietro i fatti ufficiali. Quello del cronista non è un mestiere per impiegati, ma per chi ci crede".

Franco Nicastro ricorda con nostalgia il giornalismo siciliano degli anni '70. "Palermo è sempre stata la sede di una 'scuola' di giornalismo di lungo corso e Mario era uno dei suoi esponenti principali". E non lesina le critiche al modo moderno di fare giornalismo e alle logiche editoriali: "Oggi è la notizia che raggiunge i giornali. Manca la capacità di andare dentro i fatti, come Mario sapeva fare. E' questo che si deve insegnare in una scuola. Gli editori spingono verso la precarizzazione del mestiere, che limita la libertà del giornalista e colpisce l'interesse dei lettori a conoscere veramente i fatti".
Il presidente dell'Ordine di Sicilia attacca anche il mondo politico: "Il rapporto tra giornalismo e politica oggi si pone in termini di emergenza democratica. Questa è una professione che va fatta al di fuori dei condizionamenti".

"Con le sue inchieste, sempre solidamente documentate- afferma Patrizia Lendinara - Francese si propone come modello di giornalismo, non solo per i giovani".

"Intitolare questa struttura a Mario Francese - dice Antonio La Spina - non è un punto d'arrivo ma di partenza, perché è una grande responsabilità".

"Il ricordo di Mario è sempre stato forte, con lui si parlava di tutto - ha detto Natale Conti -. Siamo orgogliosi di questo nome. Vorrei ringraziare Angelo Meli, che mi ha preceduto alla direzione di Ateneonline e che mi ha dato l'idea di intitolare a Francese il laboratorio".

Alla cerimonia ha partecipato anche Sonia Alfano, la figlia di Beppe, altro cronista ucciso tredici anni fa dalla mafia. La donna lamenta che suo padre è stato dimenticato: "E' un giornalista senza bandiera. La memoria non deve essere un fatto di commemorazioni. Dimenticando non si va incontro solo a una morte fisica, ma anche a una morte civile".
dovekobe (26 gen 06)

>> 2005

Premio Francese, vince Fabrizio Gatti

Cristiano GattiAssegnato all’inviato dell’Espresso per l’inchiesta sul centro di accoglienza degli immigrati a Lampedusa. Al convegno, in programma il 2 dicembre, interverranno tra gli altri numerosi esponenti del giornalismo siciliano e docenti universitari che dibatteranno sul tema “L’inchiesta giornalistica e le nuove frontiere dell’informazione”

 

Il Premio Francese 2005 è stato assegnato a Fabrizio Gatti dell’Espresso per l’inchiesta sul Cpt di Lampedusa. L’annuncio è stato dato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro. La cerimonia di consegna si svolgerà il 2 dicembre prossimo al palazzo della Provincia di Siracusa. Al convegno, dedicato al cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia, sarà proposta una riflessione su un genere giornalistico costretto a difendere i propri spazi di fronte alla diffusione incalzante di una “informazione spettacolarizzata, omologante e superficiale”.

L’annuncio della manifestazione è stato dato oggi a Siracusa dal presidente dell’Ordine, Franco Nicastro. “Gatti - ha spiegato - viene premiato per avere realizzato un servizio sul centro di accoglienza degli immigrati a Lampedusa: un tema che ‘oggi assume una drammatica attualità’”.
Al giornalismo d’inchiesta si richiama oltretutto la figura di reporter come Mario Francese e altri cronisti siciliani che hanno pagato con la vita la ricerca della verità. Introdurrà il convegno dal titolo “L’inchiesta giornalistica e le nuove frontiere dell’informazione” il presidente dell’Ordine Franco Nicastro. Gli interventi, coordinati da Etrio Fidora, saranno affidati a Nino Milazzo, Roberto Ciuni, Antonio la Spina, Carlo Lucarelli e Umberto Lucentini. E ancora le “Iene” Carmelo Maiorca e Fulvio Abbate, Enrico Bellavia e Beppe Benvenuto. L’ultima sessione del convegno, coordinata da Egle Palazzolo, vedrà le relazioni di Maria Grazia Mazzola, Giovanni Maria Bellu, Francesco La Licata, Enrico Deaglio, Andrea Purgatori e Luciano Mirone.

Letizia Loiacono

 

>> 01/12/2004

A Carlo Lucarelli il Premio Francese 2004
"Onorato di riceverlo nella città di Sciascia"

Conferito allo scrittore e conduttore della trasmissione televisiva “Blu notte” il premio intestasto al cronista ucciso nel 1979. La cerimonia ha concluso il seminario che si è tenuto a Palermo e Racalmuto (introduzione ai lavori di Franco Nicastro). Nella motivazione, la commissione ha spiegato di avere "apprezzato l'impegno con cui è stata realizzata la puntata sulla mafia". La sezione tesi di laurea è stata assegnata a Gesualdo Nasca, Roberto Valguarnera e Giovanna Cucè

Il convegno su Sciascia giornalista (“Il romanzo quotidiano”), organizzato dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, si è concluso a Racalmuto con l’assegnazione del premio di giornalismo Mario Francese a Carlo Lucarelli, scrittore e conduttore della trasmissione televisiva “Blu notte”.
Nella motivazione fra l’altro si legge: “Con il suo programma, premiato da un ampio consenso di pubblico, Lucarelli ha trattato molti temi di bruciante attualità coniugando la forza narrativa del mezzo televisivo con il rigore di un’informazione di elevato contenuto civile. La commissione ha apprezzato il particolare impegno con il quale il conduttore e i curatori di “Blu notte”, tra cui alcuni giornalisti siciliani, hanno realizzato la puntata sulla mafia che viene segnalata come un modello di giornalismo d’inchiesta che assume forza di memoria e di verità”.
Franco Nicastro, presidente dell’Ordine, ha ricordato che il premio è intestato alla memoria di un cronista impegnato nella ricerca della verità e diventato il simbolo del coraggio civile dei giornalisti siciliani uccisi per essersi occupati di mafia. Nicastro ha anche spiegato che Blu notte rappresenta assieme a poche altre, nel panorama televisivo nazionale, un’isola felice nella quale si realizza un modello di informazione di qualità “molto distante per cultura e per metodo dal modello dilagante interpretato dagli intrattenitori da baraccone”.
Lucarelli si è dichiarato “orgoglioso di ricevere il premio Francese, intestato a un vero cronista”. E ha aggiunto: “Mi onora molto anche il fatto che questo premio mi venga consegnato nella città di Sciascia”. Lucarelli ha attributo gran parte del successo di Blu notte al lavoro dei cronisti che conducono un lavoro di ricerca e approfondito su cui poi si basa la struttura della trasmissione.
Nella giornata conclusiva del seminario si è svolta anche la cerimonia di premiazione della sezione tesi di laurea, vinta da Gesauldo Nasca (con la tesi “Il giornalismo di Sciascia sui quotidiani siciliani”), Roberto Valguarnera (“Una donna in prima linea: Maria Grazia Cutuli, reporter di guerra”) e Giovanna Cucè (“La preghiera del mattino: la free press che vorrei”). Per loro tre borse di 2500 euro ciascuna e la possibilità di svolgere uno stage di tre mesi in una redazione delle tre testate giornalistiche con sede in Sicilia: Giornale di Sicilia, La Sicilia e Gazzetta del Sud.

(1 dicembre 2004)

 

>> 03/11/2002

In ricordo di Giuseppe- ore 21.30 " I Candelai" via Candelai  Palermo. Musica, foto, presentazione del sito web, distribuzione del volume "Con i miei occhi"

>> 29/10/2002

Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti, informa il Consiglio della richiesta di iscrivere alla memoria, nell’albo dei pubblicisti,  Giuseppe Francese...

Verbale 499 del 4/5 ottobre 2002

>> 28/10/2002

Onora il padre. Un sito per i Francese

(Giornale di Sicilia –Gioweb, 28-10-2002)

Onora il padre. Giuseppe aveva solo 12 anni quel 26 gennaio del 1979 quando un killer uccise nostro padre, Mario Francese e ferito la sua anima di bambino. Onora il padre è stato da allora il «comandamento» della sua vita, fino a quella mattina del 3 settembre scorso quando Giuseppe, a 36 anni, ha deciso di svoltare in fretta l’angolo di questa vita...

>> 28/10/2002

(ANSA) - PALERMO, 28 OTT - Torna in appello l'uccisione del giornalista Mario Francese, eliminato 23 anni fa per le sue coraggiose inchieste sulla mafia. Il processo di secondo grado comincerà il 31 ottobre davanti alla corte presieduta da Vincenzo Oliveri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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