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>> 05/05/2010
Milano, 3 maggio giornata della Memoria



di Roberto Rossi* - 4 maggio 2010

Trenta cronisti uccisi, nove solo in Sicilia. Lirio Abbate ricorda Giuseppe Francese.


«Sono nove, non otto, i giornalisti uccisi dalla mafia in Sicilia». Chi conosce la storia, la storia della mafia, la storia dei martiri dell’informazione, non capisce, pensa si sarà sbagliato. Chi invece sa degli uomini, delle persone, delle esistenze, è perfettamente d’accordo con lui.  A parlare è  Lirio Abbate, inviato dell’«Espresso», giornalista sotto scorta. La circostanza è il 3 maggio, giorno dedicato alla memoria dei giornalisti uccisi. È Milano, questa terza volta di commemorazione organizzata dall’Unci, dall’OdG e dalla FNSI. Con quei trenta nomi letti ad alta voce. Pochi secondi dilatati, nei quali è impossibile non ripercorrere intere biografie, vite di uomini, identità, storie lunghe decenni. Cronisti assassinati dalle mafie e dal terrorismo. Cronisti per cui l’informazione valeva quanto la vita stessa.  E quindi, a Cosimo Cristina, a Mauro De Mauro,a Giovanni Spampinato, a Pappino Impastato, a Mario Francese, a Pippo Fava, a Mauro Rostagno, a Beppe Alfano, va aggiunto un altro nome. Così dice Lirio, e siamo d’accordo con lui. Il nome è quello di un altro Giuseppe. Giuseppe Francese.  «Aveva dodici anni – racconta Abbate – quando vide il corpo del padre colpito a morte sotto casa», sentì tutti e sei i colpi di pistola, scese in strada e vide quel cristo morto gettato nel parcheggio. «Per vent’anni – continua – ha cercato testimonianze, ha raccolto materiali, ha fatto quello che non hanno mai fatto gli inquirenti. Si è fatto giornalista investigativo per regolare i conti col passato. E alla fine è riuscito a far condannare mezza Cupola: Bagarella, Riina, Provenzano e altri quattro». Esecutore e mandanti della morte del primo cronista a fare il nome di Totò Riina su un giornale, sul «Giornale di Sicilia» per il quale seguiva la nera e la giudiziaria. Ucciso perché aveva capito, aveva scritto, della trasformazione imprenditoriale di Cosa Nostra. Degli interessi mafiosi intono alla ricostruzione del Belice terremotato, alla realizzazione della diga di Garcia. Stava  approfondendo. Il suo dossier fu pubblicato postumo. 

«Beh, insomma, Giuseppe ci dedica una vita, e riesce, ce la fa – si infiamma e si commuove Lirio –  trova le prove, e fa mandare all’ergastolo i Corleonesi. Il giorno dopo la sentenza di primo grado, Giuseppe lascia un biglietto, scrive: ho svolto il mio compito, ho fatto il mio dovere, vi abbraccio tutti, scusatemi». E si uccide. Giuseppe è morto, Giuseppe non ha retto. Giuseppe, finito il lavoro, si licenzia, chiede le dimissioni.  Ha scritto Riccardo Orioles di lui: «Ho visto questo Giuseppe una volta sola, a un incontro di giornalisti: una di quelle facce belle e colte di giovani siciliani, con la serietà degli occhiali che combatte con lo scompiglio dei capelli. Aveva qualcosa di amaro dentro, ma non di disperato. E non di disperazione è morto, bensì di solitudine e di stanchezza». Di stanchezza e solitudine è morto il nono giornalista assassinato dalla mafia in Sicilia. Trenta se ne contano ieri. Nove di mafia. Due di terrorismo. Gli altri caduti all’estero mentre raccontavano guerre e sporchi traffici.  A fine maggio, a Milano, saranno trent’anni dalla morte di Walter Tobagi, ucciso da una frangia di terroristi che con quell’omicidio voleva accreditarsi presso le Brigate Rosse. È toccato alla figlia ieri ricordarlo. Benedetta, autrice di “Come mi batte forte il cuore”, sulla storia del padre. Dice Benedetta che c’è differenza tra i giornalisti uccisi dalla mafie e quelli fatti fuori dal terrorismo: «Gli uni freddati per reclamare silenzio. Gli altri per fare il massimo del rumore».

Dice Benedetta, «non chiedetemi cosa avrebbe detto mio padre oggi se fosse ancora in vita», dice «andatevelo a leggere, perché quello che avrebbe detto è già tutto scritto». Ché la memoria, come la storia, non si fa con i se, ma studiando, leggendo, imparando, lavorando.  Giornalisti con la schiena dritta, giornalisti vittime, giornalisti eroi. «No – ammonisce Rosaria Capacchione, collega del «Mattino» sulla quale già da alcuni anni pende la fatwa mafiosa – Non eroi, solo cronisti onesti». Solo cronisti onesti. E tanto basta, in questo assurdo paese, per vivere nel mirino, e per morirci.

* Ossigeno per l'informazione

Tratto da: liberainformazione.org

 

>> 28/01/2009

La macchina da scrivere
Una serata in ricordo del cronista Mario Francese

di Roberto Puglisi


In sottofondo il ticchettio di una macchina da scrivere. Il suono riconoscibile, l'attrezzo mitico, il segno della nostalgia.

La macchina da scrivere - richiamata in una bella clip di Roberto Villino - cioè, il simbolo della pulizia, della la passione, dell'onestà: il grumo di ingredienti che dovrebbe contraddistinguere almeno la parte nobile del mestiere di giornalista.
Una semplice macchina da scrivere, col suo ticchettio, ha accompagnato i viaggiatori sulla coda del tempo convenuti ieri al teatro Politeama per ricordare Mario Francese, nel trentesimo anniversario dell'omicidio programmato da chi si illuse di spegnere una voce scomoda. Eppure, quella voce e quel fiato da cronista hanno attraversato gli anni - l'esecuzione fu puntualmente compiuta dai macellai il 26 gennaio del 1979 -. Sono stati scongelati da un filmato, ed è stata una felice sorpresa del cuore ritrovarli intatti, come se l'orologio non avesse battuto la progressione dei giorni. Intatti e incrollabili nella sincerità che killer, illetterati e ignari della potenza delle parole, immaginarono di cancellare.
Una serata - quella organizzata dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia e dalla Zerotre - che ha avuto il pregio di una commossa sobrietà. Sul palco, impeccabilmente coordinato da Costanza Calabrese e Salvo Toscano, si sono alternati uomini di penna e di cappa dello spettacolo. Ernesto Maria Ponte e Salvo Piparo, con testi di Felice Cavallaro e Filippo D'Arpa, hanno regalato scampoli autentici di talento. Davide Enia è stato un gigante. Il suo monologo “L'uccello grifone” è un prezioso distillato dei sentimenti suscitati dalle favole della nonna e dell'asprezza crudele dei fatti. Davide Enia è un incantatore che (forse) questa Palermo istituzionale non merita.
I cronisti invitati non si sono limitati all'esercizio della memoria. Si sono sottratti al peso della retorica. Gian Antonio Stella del “Corriere della Sera” ha ricordato i fronti caldi che vedono l'impegno di tanti martiri dell'informazione: “Francese è un simbolo dei caduti”. Franco Nicastro, presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, ha tracciato un ritratto del “padre delle inchieste” Francesco La Licata della “Stampa” ha condiviso con la platea gli aneddoti di una milizia vissuta gomito a gomito col cronista di giudiziaria del “Giornale di Sicilia”. Ha messo insieme i frammenti di un'epoca lontana, quando il corridoio del procuratore era lastricato di carabinieri, quando le fonti depistavano, quando una maestrina di Corleone, Ninetta Bagarella - strappata all'anonimato dal suo sposo, Totò Riina - venne intervistata per la prima e unica volta nella storia da “Mario”. E in sottofondo quel ticchettio della macchina da scrivere, un po' coccodrillo di Capitan Uncino col suo incessante richiamo all'etica professionale, un po' anima di una domanda mai trapassata, colonna sonora del valore di un uomo.

 

>> 25/01/2009

Francese, il cronista controcorrente che svelò l' ascesa dei corleonesi

Repubblica - 25 gennaio 2009 pagina 8 sezione: PALERMO

In una serata di pieno inverno, quando l' Italia era percorsa dalla minaccia terroristica, alcuni sicari silenziosi e spietati rapirono alla vita un siciliano per bene, padre di quattro figli, mentre stava rientrando a casa dopo un' impegnativa giornata di lavoro. Aveva appena posteggiato l' auto e stava per raggiungere il portone dello stabile in cui abitava, quando l' imboscata scattò in viale Campania. Per sedici anni aveva scritto di cronaca giudiziaria, era divenuto una delle firme più apprezzate del Giornale di Sicilia e uno dei più esperti conoscitori delle vicende mafiose. Era Mario Francese e cessò di vivere il 26 gennaio 1979. Quel delitto rimase per un ventennio senza ragione e senza un colpevole (l' inchiesta venne riaperta su richiesta della famiglia e dopo le rivelazioni dei collaboratori di giustizia Francesco Di Carlo e Angelo Siino) e diede avvio a una lunga catena di sangue e di omicidi eccellenti. Solo in quell' anno vennero uccisi
il segretario provinciale della Dc Michele Reina, il capo della squadra mobile Boris Giuliano, il giudice Cesare Terranova. E molti ancora ne seguirono. Si dovette attendere l' aprile del 2001 perché la Corte d' assise riconoscesse la matrice mafiosa dell' uccisione di Francese e accertasse che quel giornalista era stato assassinato per il suo straordinario impegno
professionale e perché la sua esecuzione servisse da monito. Venne così sgombrato il campo da quelle piste alternative, riconducibili a inverosimili regolamenti di conti che determinati ambienti contigui al crimine mafioso avevano contribuito ad accreditare. In una Palermo paludosa, ove brulicavano opache complicità tra alcuni mafiosi ed esponenti del mondo dell' informazione, percorso da mille prudenze, egli aveva saputo ricostruire le vicende più complesse e rilevanti degli anni Sessanta e Settanta. Dalla strage di Ciaculli all' omicidio del colonnello Giuseppe Russo, non c' era stata vicenda giudiziaria di cui non si fosse occupato. Fu l' unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Ninetta Bagarella. Il
primo a capire l' evoluzione strategica e i nuovi interessi della mafia di Corleone. Intuì la frattura venutasi a creare tra l' ala moderata e il gruppo capeggiato da Luciano Liggio. Con i suoi articoli aveva precorso le inchieste giudiziarie, svelando la sanguinosa ascesa dei "corleonesi" di Riina e Provenzano, in un' epoca in cui le informazioni sulla struttura e sull' attività dell' organizzazione mafiosa erano molto limitate. Fece rivelazioni su personaggi come don Agostino Coppola, il sacerdote di Partinico che aveva celebrato le nozze segrete del latitante Riina e aveva rapporti con l' anonima sequestri. Si occupò a lungo delle speculazioni per la costruzione della diga Garcia sul fiume Belice e dei delitti che vi ruotarono attorno, spiegando che dietro la sigla di una misteriosa società, la Risa, si nascondeva Riina, a quell' epoca una sorta di male invisibile, pienamente coinvolto nella gestione dei subappalti relativi alla costruzione della diga. Scoprì che gli 820 ettari di terreni sui quali venne innalzata la diga erano stati acquistati dai mafiosi per due miliardi di lire e rivenduti alla Regione per diciassette, evidenziando il connubio tra mafia e politica nella prospettiva di un' enorme accumulazione di ricchezza. Quando venne assassinato, Francese stava attendendo la pubblicazione di un suo dossier su mafia e appalti, pubblicato postumo come supplemento al Giornale di Sicilia. Un ritardo di cui il giornalista si lamentò con diversi colleghi, ritenendo che «fosse uscito dalla redazione». Il delitto Francese fu il momento più alto di una strategia iniziata con gli attentati ai danni del quotidiano palermitano L' Ora, del direttore e del capo cronista del Giornale di Sicilia, Lino Rizzi e Lucio Galluzzo, ai quali vennero rispettivamente bruciate l' auto e la villa al mare.
Con la morte del coraggioso giornalista Cosa nostra eliminò un cronista scomodo, che per i suoi rapporti con le forze dell' ordine era in grado di nuocere sempre più se fosse rimasto in vita, riuscì a far ritardare la pubblicazione del dossier e provocò l' allontanamento volontario di Rizzi e Galluzzo. Come osservarono gli estensori della motivazione della sentenza del 13 dicembre 2002 della Corte d' assise d' appello, da quel momento la linea editoriale del Giornale di Sicilia mutò radicalmente «sino a divenire, negli anni dei pentimenti di Buscetta e Contorno e del primo maxiprocesso, uno dei più feroci e critici dell' attività dei giudici del pool antimafia, definiti "sceriffi" e "professionisti dell' antimafia", e attaccati quotidianamente con incisivi e dotti corsivi». Sono trascorsi trent' anni da quel delitto di alta mafia, e su tutti noi incombe il dovere di ricordare il suo impegno, il suo sacrificio, le sofferenze dei familiari e l' esempio di dirittura morale. Oggi più che mai va rievocata quella tragica fine per la fedeltà alla verità dimostrata dal cronista siracusano dalla schiena dritta, un valore che l' informazione obbediente sempre più diffusa non riesce a metabolizzare, soprattutto quando deve interagire con i potenti. A questa persona occorre essere grati perché, in virtù delle sue inchieste e delle sue denunce, si è iniziato a conoscere cos' è la mafia. Il suo impegno e la sua sorte sono lì a ricordarci quanto l' informazione basata sulla verità sia temuta da Cosa nostra, perché ostacola la sua azione, consente di tenere viva l' attenzione, di sensibilizzare l' opinione pubblica e la parte sana delle istituzioni sulla sua pericolosità, di sgretolare il consenso sociale sul quale ancora conta e che mira a rafforzare. Un lungo e faticoso percorso giudiziario, caratterizzato da lentezze investigative e depistaggi, si è concluso il 5 ottobre 2005 con la conferma da parte della Corte di Cassazione del carcere a vita a Bernardo Provenzano, quale mandante.
In precedenza, il 2 dicembre 2003, la Cassazione aveva reso definitiva la condanna all' ergastolo di Salvatore Riina, riconosciuto mandante del crimine e principale interessato all' eliminazione, che rinviò dal 1977 al 1979 non disponendo della maggioranza in seno alla "Commissione". Al contempo, ha annullato senza rinvio quelle di Antonio Geraci, Giuseppe Farinella e Pippo Calò. Trent' anni sono stati inflitti a Francesco Madonia - posto da Riina a capo del mandamento di Resuttana, nel cui territorio fu eseguito il delitto - e Michele Greco, come pure a Leoluca Bagarella, uno degli esecutori materiali. Uno squarcio di verità, forse incompleta, che il figlio più piccolo del giornalista, Giuseppe, inseguì per tutta la sua breve vita, prima di dire addio, a 36 anni, a un' esistenza segnata da quel grave lutto. Come se Mario Francese fosse stato ucciso due volte, come se gli aguzzini di Corleone gli avessero sparato da morto.
LUCA TESCAROLI

>> 23/01/2008

Bagneria, si assegna il Premio Francese

Sarà assegnato venerdì 25 gennaio a Gianluigi De Stefano, per un documento con il quale ha ricostruito la vita e le vicende legate alla prematura morte di Giancarlo Siani, giovane pubblicista napoletano assassinato nel 1985 a seguito delle sue inchieste sulla criminalità organizzata in Campania, il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2008. La cerimonia di consegna si terrà durante i lavori del convegno «La notizia sotto assedio», venerdì prossimo, a Villa Cattolica, a Bagheria (Pa). La manifestazione, che quest'anno conta anche sul patrocinio del Comune di Bagheria, ed è dedicata al giornalismo d'inchiesta,
inizierà alle 10, con l'inaugurazione della mostra «Una vita in cronaca», un'installazione con 29 pannelli fotografici, trasferiti per l'occasione dalla scuola di giornalismo dell'Università di Palermo, che raccontano, in un mix di testi e foto, Mario Francese: l'uomo, il professionista, le inchieste, le indagini sulla sua morte.
A seguire, dopo i saluti del sindaco di Bagheria, Biagio Sciortino, e dell'introduzione del presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, sarà proiettato il documento televisivo vincitore del
premio che porta la firma di De Stefano e che è stato mandato in onda all'interno della serie televisiva «La storia siamo noi» curata da Giovanni Minoli. Subito dopo si procederà alla premiazione dei tre vincitori del concorso per le migliori tesi di laurea in giornalismo. Alle 11.45, moderati dalla giornalista Egle Palazzolo, si apriranno i lavori della tavola rotonda alla quale parteciperanno Gianni Riotta, Giovanni Minoli, Francesco Michele Stabile, Vincenzo Vasile, Gaetano Savatteri, Maurizio De Lucia, Gioacchino Genchi, Giovanni Pepi e Francesco La Licata. Interverranno, con le loro testimonianze di coraggio e di professionalità Lirio Abbate, Nino Amadore, Dino Paternostro e Federico Orlando, ai quali sarà consegnata una targa dell'Ordine dei giornalisti «quale conferma della solidarietà per gli atti intimidatori subiti a causa del loro lavoro di inchiesta e denuncia e riconoscimento per il loro impegno civile e professionale». Ulteriori riconoscimenti verranno consegnati alle redazioni siciliane della Rai e dell'Ansa per la qualità e la tempestività dell'informazione sui fatti di mafia in Sicilia. Altro momento significativo nel pomeriggio, alle 15, 30. L'amministrazione comunale di Bagheria intitolerà la via Chiusa di Aspra alla memoria di Mario Francese. E' la via adiacente alla casa estiva, di fronte al mare, in cui Mario Francese ha trascorso le vacanze per 15 anni con la famiglia. Il suon "buen retiro", dove si dedicava agli hobby preferiti: il giardinaggio e la cura dei suoi tanti animali, uccellini, galline, conigli, cani.
abr/com
23-Gen-08 15:48

>> 19/01/2008

Mario Francese e gli altri giornalisti uccisi a maggio giornata nazionale della memoria
 
«Mario Francese, così come gli altri sette giornalisti uccisi in Sicilia dagli anni '60 ad oggi saranno ricordati il prossimo 3 maggio a Roma, in Campidoglio, nel corso della Prima 'Giornata della Memoria a ricordo dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo. "La proposta del Gruppo siciliano dell'Unione cronisti -  dichiara l Presidente dell'Unci Sicilia - è stata approvata all'unanimità nel novembre del 2006 nel corso di un consiglio nazionale dell'Unci che si è svolto a Viareggio. Ci sembra giusto, in questo modo, ricordare tutti quei cronisti che sono stati uccisi da mafie e terrorismo perchè ritenuti scomodi. Oltre Francese ricorderemo Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Giancarlo Siani, Walter Tobagi, Carlo Casalegno e tutti quei cronisti uccisi dal terrorismo internazionale o in zone di guerra".
L'istituzione di una Giornata ad hoc per Mario Francese e gli altri giornalisti uccisi, aggiunge Zingales, "fa il paio con il Giardino della Memoria di Ciaculli, a Palermo, che vede impegnati da alcuni anni cronisti e magistrati in una particolare iniziativa di legalità sul versante della lotta contro la mafia. Il sito, lo scorso 15 giugno, è stato visitato anche dal Presidente della Repubblica Giorgio napolitano che ha incontrato i familiari delle vittime della mafia".
(ITALPRESS).

 

UNIONE CRONISTI RICORDA MARIO FRANCESE A PALERMO 
......
A 29 anni dall'omicidio, il Gruppo siciliano dell'Unci-Unione nazionale cronisti italiani ricorda il sacrificio del cronista Mario Francese con una cerimonia che avrà luogo il prossimo sabato, 26 gennaio, sul luogo dell'agguato. Mario Francese fu ucciso da un killer di mafia la sera del 26 gennaio 1979, in viale Campania, a Palermo. Il giornalista, originario di Siracusa, era sposato e padre di 4 figli. Per il Giornale di Sicilia seguiva la cronaca giudiziaria. L'agguato scattò non appena il giornalista, posteggiata l'auto sotto casa, stava per raggiungere il portone dello stabile in cui abitava. Il Gruppo siciliano dell'Unci-Unione nazionale cronisti italiani ha organizzato anche quest'anno, davanti al cippo che ricorda il brutale assassinio, la commemorazione del coraggioso cronista per la giornata in cui ricorre il 29esimo anniversario dal barbaro assassinio. L'appuntamento è per le ore 8,30 di sabato 26 gennaio 2008 davanti al cippo che ricorda il barbaro omicidio, in viale Campania. Saranno presenti, oltre ai vertici regionali dell'Unci, la vedova ed i figli di Francese, tra cui Giulio, anch'egli giornalista.

>> 11/01/2008

"Mario Francese", il 25 gennaio la premiazione a Villa Cattolica

A Bagheria (Palermo) la cerimonia conclusiva dell'iniziativa organizzata dall'Ordine di Sicilia
Prevista l'inaugurazione di una mostra e la tavola rotonda "La notizia sotto assedio"


Riconoscimenti a tre tesi di laurea su temi e personaggi del giornalismo: torna il concorso che ricorda il collega ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979. In programma l'apertura dell'esposizione “Una vita in cronaca”, la proiezione del video vincitore del Premio e l'intitolazione di una strada a Mario Francese. Presentata all'Università una una ricerca su mafia e informazione
>> Lezione del pm Prestipino all'Ateneo: "Così comunicano i boss"
>> Memoria: il "Maria Grazia Cutuli" consegnato a Siracusa

 

>>12/01/2008

Una via di Aspra ricorderà il cronista ucciso dalla mafia nel 1979. Il 25 gennaio le grandi firme del giornalismo nella città delle ville [...]

Il suo stile era semplice e diretto: raccontava ciò che vedeva e scopriva, come ogni giornalista dovrebbe fare. Pigiava i tasti della sua macchina da scrivere e riusciva a dare la sensazione di avere vissuto i fatti insieme a lui: dal massacro in pieno giorno alla Vucciria alla speculazione edilizia nella ricostruzione nella Valle del Belice, passando per una storica intervista a Ninetta Bagarella, moglie di un certo Totò Riina che in quegli anni era una sorta di male invisibile.

Mario Francese era un cronista di razza, uno di quegli eroi di cui la Sicilia non dovrebbe avere bisogno. Per primo scrisse sul Giornale di Sicilia della frattura nella «commissione mafiosa» tra i fedelissimi di Luciano Liggio e i «guanti di velluto», l´ala “moderata”. E Cosa nostra non glielo perdonò, uccidendolo la sera del 26 gennaio 1979 davanti casa, mentre rientrava dopo una dura giornata di lavoro. A decidere la sua morte furono Totò Riina, Bernardo Provenzano, Nenè Geraci, Francesco Madonia, Raffaele Ganci, Leoluca Bagarella, quest´ultimo esecutore materiale. Solo i proiettili riuscirono a fermare la sua sete di verità.

A 29 anni di distanza da quel giorno, il Comune di Bagheria ha deciso di intitolare al cronista ucciso dalla mafia una strada di Aspra. L´attuale via Chiusa diventerà via Mario Francese il prossimo 25 gennaio, al termine di un importante convegno dal titolo "La notizia sotto assedio - corsa ad ostacoli delle tante scomode verità dell’Informazione" e della premiazione dei vincitori del premio istituito dall´Ordine dei Giornalisti di Sicilia e intitolato proprio alla memoria di Francese. Per l´evento, previsto nella splendida cornice di Villa Cattolica, è già annunciata la partecipazione di grandi firme del giornalismo e personalità impegnate nella lotta alla mafia: tra queste il direttore del Tg1 Gianni Riotta, il presidente dell´Ordine dei Giornalisti di Sicilia Franco Nicastro, il condirettore del Giornale di Sicilia Giovanni Pepi, il sacerdote Francesco Michele Stabile, i giornalisti Lirio Abbate, Vincenzo Vasile, Gaetano Savatteri, Dino Paternostro, Egle Palazzolo e Francesco La Licata, il pm Maurizio De Lucia, infine il consulente informatico della procura Gioacchino Genchi. Prevista anche la proiezione del video vincitore del premio e l´inaugurazione della mostra “Una vita in cronaca”, la storia di Mario Francese in 25 pannelli di foto, cronaca e commenti.

Giusto Ricupati

 da Una strada per Mario Francese

>>01/10/2007

La catena degli orrori Nella città smemorata

In un libro gli scritti di Giuseppe Francese vittima come il padre Mario degli anni bui 
Quella targa rimossa dall’assessorato dove il giovane aveva lavorato per 16 anni

Il promemoria delle verità che mancano iniziò a scriverlo suo padre, Mario Francese, il cronista di giudiziaria del “Giornale di Sicilia” che la mafia fermò una sera del gennaio 1979. Giuseppe Francese non faceva il giornalista, teneva bene a mente quel promemoria di parole, ricerche e domande rimaste senza risposte per tanti anni (e ancora oggi rimangono tali)). Scrisse molto Giuseppe, prima di decidere la scelta più estrema del suicidio. Scrisse con il passo del cronista che cerca nei delitti irrisolti e negli indizi che tutti trascurano. “Cosa fu quella strana strategia della tensione che fece a Palermo quattordici attentati dinamitardi, fra il 1977 e il 1978? - si chiedeva in un articolo pubblicato su “ L’Inchiesta”, nel 1998 -Era una strategia per tutelare i responsabili dell’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo?”. Giuseppe Francese cercò una conferma alla sua tesi cercando nelle collezioni del giornale “l’Ora”: “Mafia, massoneria, malavita e fascisti - sfogliò il giornale dell’ 8 novembre1977 - questi gli ingredienti e la miscela è esplosiva”.
Il figlio di Mario Francese scrisse anche con la rabbia dell’autore che sollecita le parole a ribellarsi. “Sono stato felice di ricordare un giornalista , Cosimo Cristina, trovato morto sui binari ben 40 anni fa - annotava - non sopportavo la tesi ufficiale del suicidio. La mia: omicidio, senza alcun dubbio”.
Tutto questo ha raccolto Salvatore Cernigliaro, animatore della cooperativa “Solidaria” nel libro Per non dimenticare…Giuseppe Francese, edito assieme a coppola (100 pagine, 10 euro). Gli articoli e i racconti messi in fila nel libro sono un percorso dentro i misteri che ancora restano di Palermo: per il primo mistero, l’omicidio del vicepretore onorario di Corleone, l’avvocato Ugo Triolo, le inchieste di Giuseppe Francese contribuirono alla riapertura del caso , probabilmente il primo delitto eccellente di Riina e Provenzano. Una volta, Giuseppe mi confidò: “Mi inquieta una terribile coincidenza. Ugo Triolo è stato ucciso il 26 gennaio 1978. Mio padre Mario, esattamente un anno dopo, lo stesso giorno”. La mano degli assassini era la stessa.
Il libro di Salvatore Cernigliaro è anche la denuncia di un impegno non mantenuto. Dopo una raccolte di firme, la Regione aveva promesso l’istituzione di un centro di documentazione sull’infanzia e l’adolescenza, nella stanza dell’assessorato alla famiglia e alle politiche sociali dove Giuseppe Francese aveva lavorato per 16 anni. Era stata sistemata anche una targa, “Centro Giuseppe Francese”, ma fu presto coperta con un sacchetto di plastica. “Senza alcuna spiegazione - scrive Cernigliaro nell’introduzione - quella targa è stata rimossa , e con essa è stato definitivamente cancellato un impegno assunto. Da parte dell’amministrazione regionale l’oblio si è consumato. A noi il dovere morale di non dimenticare”.
Non è un libro di ricordi questo. E’ come Giuseppe e Mario Francese, giornalisti che avevano l’onestà di scrivere tutto. Giuseppe annotava: “Non sono riuscito a non vedere certi provvedimenti amministrativi che il mio capo cercava di fare passare facendo orecchio da mercante: “ Per favore non sollevi problemi”. Non sono riuscito a non dirgli: “E no. Non sollevi problemi un cazzo!. Adesso l’hanno premiato dandogli 180 milioni in più. E a me naturalmente calci in culo”. Così ho scrivono Antonella Marino e Nicola Monterosso, che firmano alcune parti del libro: “ Le sue ansie, le sue paure erano quelle di chi ha subito una grande violenza nella vita, di chi era impegnato su un fronte certamente rischioso e che si trovava pure ad operare in un ambiente ostile che spesso vota all’isolamento quanti lottano in maniera intransigente per la trasparenza e la legalità utilizzando contro costoro perfino l’arma dell’infamia”. 

>>03-9-2007

a testa altaL'associazione di promozione sociale A Testa Alta ci comunica che lunedì 3 settembre, alle ore 21 presso la chiesetta di Santa Rosalia (villa Cattolica Bagheria) verrà presentato il libro di Salvatore Cernigliaro "per non dimenticare Giuseppe Francese, edizioni Coppola - Solidaria.

La presentazione del volume, organizzata da A Testa Alta con la collaborazione della comunità parrocchiale San Giovanni Bosco di Bagheria, sarà introdotta da don Francesco M. Stabile, storico della Chiesa.

Saranno presenti all'evento, oltre all'autore del volume, Marcello Monterosso, amico di Giuseppe Francese, Antonino Ingroia, sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, modererà la presentazione Emanuele Tornatore, presidente dell'associazione A Testa Alta.

Giuseppe Francese, figlio del cronista di giudiziaria Mario Francese ucciso dalla mafia il 29 gennaio del 1979, scelse di togliersi la vita, una vita spesa per la ricerca della verità sull'omicidio del padre, una vita che viene raccontata nelle pagine del libro di Cernigliaro.

>>26-4-2007

Napolitano ricorda Francese, "coraggioso giornalista"
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  (ANSA) - PALERMO, 26 APR - «Desidero rivolgere un saluto partecipe a tutti i presenti alle iniziative legate al premio dedicato a Mario Francese, coraggioso cronista siciliano ucciso dalla mafia, che quest'anno si svolgono a Ragusa in omaggio a Giovanni Spampinato, che in questa città ha onorato la professione giornalistica e i valori di verità, legalità e giustizia». Lo scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al presidente dell' ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro, in occasione dell'inaugurazione, questo pomeriggio nella sede dell'Archivio di Stato a Ragusa, della mostra su «Il giornalismo che non muore,viaggio nel giornalismo d'inchiesta attraverso le storie dei
cronisti uccisi».
    La mostra è inserita nell' ambito del premio «Mario Francese» che quest'anno si svolge a Ragusa in memoria di Giovanni Spampinato, corrispondente del quotidiano L'Ora di Palermo, ucciso a venticinque anni, il 27 ottobre 1972, nella
sua città.
  «È importante - prosegue il capo dello Stato - che in questa occasione si rifletta sul giornalismo di inchiesta attraverso lestorie di diciassette cronisti, di ogni parte del paese che,lungo 50 anni, hanno offerto significative testimonianze di coraggio professionale, di impegno civile e di dedizione ai
principi costituzionali di democrazia e libertà».
  «Queste storie - conclude Napolitano - drammatiche ma esemplari, costituiscono parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle nuove leve del giornalismo e alle giovani generazioni»(ANSA).

>>26-4-2007

Forgione: una giornata della memoria per Francese e gli altri giornalisti uccisi

«L'informazione nel corso degli anni, per via delle trasformazioni intervenute, ha perso lo spirito e il carattere dell'inchiesta». Lo  ha affermato il presidente della Commissione Antimafia, Francesco Forgione,inaugurando la mostra fotografica Il giornalismo che non muore a Ragusa nell'ambito delle iniziative del premio Mario Francese che quest'anno si svolgono nel capoluogo ibleo per ricordare i35 anni dall'uccisione del cronista Giovanni Spampinato.
   «Nessun paese - ha sottolineato Forgione - ha avuto tante vittime tra i giornalisti come in Italia. Le mafie vivono di omertà e silenzio e la lotta contro le mafie vive invece di parola edi trasparenza e di inchieste sociali perché i poteri occulti dei criminali vanno cercati la dove non si vedono».
   Il presidente dell'Antimafia ha ricordato che «Giovanni Spampinato era uno di quei cronisti veri che interpretava il mestiere così e per questo è stato ucciso». «Era un giornalista scomodo- ha osservato Forgione - che ha lavorato in quegli anni in cui a Ragusa c'era un grumo di interessi a cavallo tra criminalità, alta borghesia e trame nere, riuscendo a svelare un livello occulto del potere sul quale lui lavorava.Averlo messo a nudo è stata la causa della sua morte».
   «Non bisogna più morire per il diritto all'informazione -ha concluso il presidente dell'Antimafia - ma senza l'informazione veramente libera non c'è democrazia, e senza la ricostruzione della democrazia la mafia rigenera il suo potere eil suo consenso». Forgione ha quindi annunciato una proposta di legge per istituire una giornata nazionale dedicata alla memoria dei giornalisti che hanno perso la vita per perseguire il proprio dovere il 3 maggio di ogni anno, giornata che, in tutto il mondo, è dedicata ai professionisti della stampa e della tv che hanno dedicato la propria vita al loro mestiere.

La mostra «Il giornalismo che non muore, viaggio nel giornalismo d'inchiesta attraverso le storie dei cronisti uccisi», dedicata alle vite e al lavoro di diciotto protagonisti della storia degli ultimi cinquant'anni del giornalismo italiano, da Giovanni Amendola a Maria Grazia Cutuli è stata allestita presso l'Archivio di Stato è ha aperto la due giorni di eventi e dibattiti organizzati nell'ambito del premio Mario Francese. «Racconta una pagina oscura della storia di un Paese e ripercorre le tappe di un'emergenza democratica che qui in Sicilia ha conosciuto la fase più acuta e drammatica. Non a caso otto dei 18 giornalisti ricordati sono siciliani - ha ricordato in apertura Franco Nicastro, presidente regionale dell'Ordine dei giornalisti - e proprio Ragusa è stata scelta quest'anno perché è la città nella quale 35 anni fa veniva ucciso il giovanissimo collega Giovanni Spampinato le cui inchieste assumono, in questa carrellata, una valenza ed una carica simbolica. Tanto da fare affermare all'allora Procuratore generale Tommaso Auletta, responsabile dell'inchiesta sull'assassinio del collega 'se non sono questi i compiti dei giornalisti, allora si possono chiudere i giornali».
Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto rendere omaggio a «Mario Francese, coraggioso cronista siciliano» e a Giovanni Spampinato che «ha onorato la professione giornalistica e i valori di verità, legalità e giustizia». Il capo dello Stato ha sottolineato l'importanza di riflettere sul giornalismo d'inchiesta e sulle storie di coloro che lo hanno praticato anche al costo della vita. Le loro storie - ha concluso - costituiscono parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle nuove leve del giornalismo ed alle nuove generazioni«. Ha chiuso la prima giornata il suggestivo il recital "Uomini del Colorado, pensieri e parole per Mario Francese", scritto dalla nipote del giornalista ucciso, Silvia Francese, in scena con Federico Tolardo. Domani, alle 9, presso la stessa sala, sarà presentata un'anteprima dei risultati della ricerca coordinata da Pietro Vento, per l'Istituto Demopolis, e commissionata dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia dal titolo »Come si informano i siciliani: osservatorio sui media dell'isola«. Interverranno Franco Nicastro e Vittorio Roidi, segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti. Alle 10,30 la manifestazione entra nel vivo con la proiezione della riduzione del documentario-fiction "Scacco al re" di Claudio Canepari a cui va il premio Francese di quest'anno. Saranno gli stessi protagonisti della cattura, Renato Cortese, primo dirigente della Polizia di Stato e Michele Prestipino, sostituto procuratore della Dda di Palermo, a raccontare al pubblico ed agli studenti in sala le fasi più importanti delle indagini. Seguirà un dibattito con gli studenti delle scuole superiori coordinato da Egle Palazzolo.

Come ogni edizione anche stavolta è stata riservata una sezione del concorso alle tesi di laurea in giornalismo. Primo premio ad Accursio Sabella per il suo lavoro su Sciascia. Secondo a Giovanni Caltanissetta autore di una tesi su Cosimo Cristina, storia di un giornalista morto tre volte e tre volte dimenticato. Terzo premio a Laura Burgio, autrice di una tesi sulle Storie di giornalisti infiltrati. Segnalati inoltre i lavori di Cristina Foti, Mirko Falciglia, Salvatore Morelli, Rocco Rossitto e Maria Luisa Di Stefano.
Otto menzioni di merito infine sono state assegnate ai giornalisti, Lirio Abbate, Enrico Bellavia, Giuseppe Lo Bianco, Ernesto Oliva, Salvo Palazzolo, Sandra Rizza, Angelo Vecchio, Leone Zingales il cui lavoro è stato riconosciuto significativo all'interno della cronaca che riguarda Bernardo Provenzano e che è stato abilmente raccolto in pubblicazioni e libri che ne raccontano la storia.
(ITALPRESS).
vbo/c
26-Apr-07 21:05

>> 05/05/07

Intitolata la Scuola di Giornalismo al cronista ucciso dalla mafia
Cronisti in erba nel nome di Francese
L'inaugurazione a 27 anni esatti dall'omicidio del giornalista del Giornale di Sicilia. "Questo è un anniversario non di tensione, ma di gioia, come non mi era mai successo", dice commosso Giulio Francese, il figlio di Mario. "Un esempio alto di eroismo che pagò con la vita la sua dedizione al lavoro", afferma il rettore Silvestri. Secondo il segretario dell'Ordine nazionale, Vittorio Roidi, "questa intitolazione non è solo bella e giusta, ma è anche una responsabilità, perché Mario si è giocato la pelle per cercare la verità". Il presidente dell'Odg siciliano, Franco Nicastro, ricorda con nostalgia "la capacità di andare dentro i fatti, come sapeva fare Francese"
Il tempo è stato galantuomo. A 27 anni esatti dall'omicidio di Mario Francese, la scuola di Giornalismo dell'Università di Palermo prende il nome del cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia per avere voluto indagare e svelare verità nascoste.

Alla cerimonia, svoltasi nell'aula magna della facoltà di Scienze della Formazione, hanno partecipato, tra gli altri, il segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Vittorio Roidi, il presidente dell'Ordine di Sicilia, Franco Nicastro, il rettore dell'Università di Palermo, Giuseppe Silvestri, la preside della facoltà di scienze della Formazione, Patrizia Lendinara, il direttore della scuola di Giornalismo, Antonio La Spina, oltre al direttore di Ateneonline, Natale Conti, ai tutor e ai praticanti del laboratorio. Nell'occasione è stata anche inaugurata la mostra permanente "Mario Francese, una vita in cronaca. Per rompere il silenzio", curata da Giovanna Fiume e Salvo Lo Nardo, un'esposizione di trenta pannelli, sistemati all'ottavo piano dell'edificio 15 in viale delle Scienze, che ripercorrono la vita e la carriera del cronista del Giornale di Sicilia.

"Per me, per la prima volta, è un anniversario non di tensione ma di gioia - dice commosso Giulio Francese, figlio di Mario -. I giovani ricordano mio padre, che è rimasto a lungo dimenticato. Coerenza, coraggio, la volontà di non cedere. E' questa la lezione morale che ci ha lasciato in eredità". Giulio, giornalista, ricorda che la morte del padre "non fu un caso, perché fu l'unico in quel momento ad avere intuito il nuovo volto della mafia. Dopo il suo assassinio cominciò a Palermo la strage degli innocenti".

"La scelta di Francese come punto di riferimento etico è importante e emozionante - osserva Giuseppe Silvestri -. Mario è un esempio alto di eroismo che pagò con la vita la sua dedizione al lavoro. Lui aveva saputo interpretare i pericoli che si stavano addensando nella società e voleva informare di questo i cittadini. Ecco perché oggi deve essere una giornata per esaltare i valori civili".

"Dedicare una scuola di giornalismo a Francese è prima di tutto un impegno - ha detto Vittorio Roidi -, perché Mario si è giocato la vita per questo mestiere. Una scuola di giornalismo non deve essere una scuola di eroi e martiri, ma deve insegnare a cercare la verità dietro i fatti ufficiali. Quello del cronista non è un mestiere per impiegati, ma per chi ci crede".

Franco Nicastro ricorda con nostalgia il giornalismo siciliano degli anni '70. "Palermo è sempre stata la sede di una 'scuola' di giornalismo di lungo corso e Mario era uno dei suoi esponenti principali". E non lesina le critiche al modo moderno di fare giornalismo e alle logiche editoriali: "Oggi è la notizia che raggiunge i giornali. Manca la capacità di andare dentro i fatti, come Mario sapeva fare. E' questo che si deve insegnare in una scuola. Gli editori spingono verso la precarizzazione del mestiere, che limita la libertà del giornalista e colpisce l'interesse dei lettori a conoscere veramente i fatti".
Il presidente dell'Ordine di Sicilia attacca anche il mondo politico: "Il rapporto tra giornalismo e politica oggi si pone in termini di emergenza democratica. Questa è una professione che va fatta al di fuori dei condizionamenti".

"Con le sue inchieste, sempre solidamente documentate- afferma Patrizia Lendinara - Francese si propone come modello di giornalismo, non solo per i giovani".

"Intitolare questa struttura a Mario Francese - dice Antonio La Spina - non è un punto d'arrivo ma di partenza, perché è una grande responsabilità".

"Il ricordo di Mario è sempre stato forte, con lui si parlava di tutto - ha detto Natale Conti -. Siamo orgogliosi di questo nome. Vorrei ringraziare Angelo Meli, che mi ha preceduto alla direzione di Ateneonline e che mi ha dato l'idea di intitolare a Francese il laboratorio".

Alla cerimonia ha partecipato anche Sonia Alfano, la figlia di Beppe, altro cronista ucciso tredici anni fa dalla mafia. La donna lamenta che suo padre è stato dimenticato: "E' un giornalista senza bandiera. La memoria non deve essere un fatto di commemorazioni. Dimenticando non si va incontro solo a una morte fisica, ma anche a una morte civile".
dovekobe (26 gen 06)

 

 

>> 03/04/2007

Il premio Mario Francese all'inviato Sigfrido Ranucci

Consegnato il riconoscimento al giornalista di Rainews24
A Cefalù la cerimonia e tre iniziative dedicate alle "Voci di libertà"

Con un reportage sull’uso di armi chimiche a Fallujia, Sigfrido Ranucci si è aggiudicato il premio dedicato al cronista di giudiziaria ucciso dalla mafia nel 1979. Nella sezione tesi di laurea hanno vinto Salvatore Cataldo, Maria Teresa Camarda e Adriana Falsone. A consegnare il riconoscimento è stato Giulio Francese, figlio di Mario. Nell'ambito del concorso, l'Ordine di Sicilia ha anche organizzato una mostra sui giornalisti uccisi, un incontro con lo scrittore Vincenzo Consolo (nella foto assieme a Franco Nicastro) e un confronto con i ragazzi di “Addio pizzo”.

Sigfrido Ranucci, inviato di RaiNews24, è l'autore del servizio sulla strage nascosta del novembre 2004, avvenuta a Fallujah, città ribelle dell'Iraq, con l'impiego di bombe al fosforo da parte degli Usa. Un'arma letale, che arriva a dissolvere i corpi. Ranucci ha documentato con immagini inedite quanto affermava, ha sentito testimoni e protagonisti americani della vicenda, mentre non ha voluto parlare di ulteriori elementi su cui non aveva riscontri certi e inoppugnabili. Un giornalismo molto poco "embedded", dunque, e che pur tra mille difficoltà e pericoli, ha rivelato un aspetto che era stato trascurato dalle verità ufficiali. A lungo, nonostante si trattasse di uno scoop, il suo servizio non è andato in onda e, quando è stato trasmesso, è andato in seconda serata.
Sigfrido Ranucci è stato autore in passato di numerose inchieste sulle stragi di mafia: è sua, fra l'altro, l’ultima intervista al giudice Paolo Borsellino. Si è occupato anche dei danni derivati dall'uso di proiettili all'uranio impoverito, del traffico illecito dei rifiuti tossici di Marghera e dell'impunità dei criminali nazisti. Si tratta di esempi del sempre più raro giornalismo d'inchiesta, che scava, scava, scava, fino a quando non emerge la vera e unica padrona reale del controverso mondo dell'informazione: la notizia.

(29 dicembre 2006)

 >> 26/01/2006

Il tempo è stato galantuomo. A 27 anni esatti dall'omicidio di Mario Francese, la scuola di Giornalismo dell'Università di Palermo prende il nome del cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia per avere voluto indagare e svelare verità nascoste.

Alla cerimonia, svoltasi nell'aula magna della facoltà di Scienze della Formazione, hanno partecipato, tra gli altri, il segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Vittorio Roidi, il presidente dell'Ordine di Sicilia, Franco Nicastro, il rettore dell'Università di Palermo, Giuseppe Silvestri, la preside della facoltà di scienze della Formazione, Patrizia Lendinara, il direttore della scuola di Giornalismo, Antonio La Spina, oltre al direttore di Ateneonline, Natale Conti, ai tutor e ai praticanti del laboratorio. Nell'occasione è stata anche inaugurata la mostra permanente "Mario Francese, una vita in cronaca. Per rompere il silenzio", curata da Giovanna Fiume e Salvo Lo Nardo, un'esposizione di trenta pannelli, sistemati all'ottavo piano dell'edificio 15 in viale delle Scienze, che ripercorrono la vita e la carriera del cronista del Giornale di Sicilia.

"Per me, per la prima volta, è un anniversario non di tensione ma di gioia - dice commosso Giulio Francese, figlio di Mario -. I giovani ricordano mio padre, che è rimasto a lungo dimenticato. Coerenza, coraggio, la volontà di non cedere. E' questa la lezione morale che ci ha lasciato in eredità". Giulio, giornalista, ricorda che la morte del padre "non fu un caso, perché fu l'unico in quel momento ad avere intuito il nuovo volto della mafia. Dopo il suo assassinio cominciò a Palermo la strage degli innocenti".

"La scelta di Francese come punto di riferimento etico è importante e emozionante - osserva Giuseppe Silvestri -. Mario è un esempio alto di eroismo che pagò con la vita la sua dedizione al lavoro. Lui aveva saputo interpretare i pericoli che si stavano addensando nella società e voleva informare di questo i cittadini. Ecco perché oggi deve essere una giornata per esaltare i valori civili".

"Dedicare una scuola di giornalismo a Francese è prima di tutto un impegno - ha detto Vittorio Roidi -, perché Mario si è giocato la vita per questo mestiere. Una scuola di giornalismo non deve essere una scuola di eroi e martiri, ma deve insegnare a cercare la verità dietro i fatti ufficiali. Quello del cronista non è un mestiere per impiegati, ma per chi ci crede".

Franco Nicastro ricorda con nostalgia il giornalismo siciliano degli anni '70. "Palermo è sempre stata la sede di una 'scuola' di giornalismo di lungo corso e Mario era uno dei suoi esponenti principali". E non lesina le critiche al modo moderno di fare giornalismo e alle logiche editoriali: "Oggi è la notizia che raggiunge i giornali. Manca la capacità di andare dentro i fatti, come Mario sapeva fare. E' questo che si deve insegnare in una scuola. Gli editori spingono verso la precarizzazione del mestiere, che limita la libertà del giornalista e colpisce l'interesse dei lettori a conoscere veramente i fatti".
Il presidente dell'Ordine di Sicilia attacca anche il mondo politico: "Il rapporto tra giornalismo e politica oggi si pone in termini di emergenza democratica. Questa è una professione che va fatta al di fuori dei condizionamenti".

"Con le sue inchieste, sempre solidamente documentate- afferma Patrizia Lendinara - Francese si propone come modello di giornalismo, non solo per i giovani".

"Intitolare questa struttura a Mario Francese - dice Antonio La Spina - non è un punto d'arrivo ma di partenza, perché è una grande responsabilità".

"Il ricordo di Mario è sempre stato forte, con lui si parlava di tutto - ha detto Natale Conti -. Siamo orgogliosi di questo nome. Vorrei ringraziare Angelo Meli, che mi ha preceduto alla direzione di Ateneonline e che mi ha dato l'idea di intitolare a Francese il laboratorio".

Alla cerimonia ha partecipato anche Sonia Alfano, la figlia di Beppe, altro cronista ucciso tredici anni fa dalla mafia. La donna lamenta che suo padre è stato dimenticato: "E' un giornalista senza bandiera. La memoria non deve essere un fatto di commemorazioni. Dimenticando non si va incontro solo a una morte fisica, ma anche a una morte civile".
dovekobe (26 gen 06)

>> 2005

Premio Francese, vince Fabrizio Gatti

Cristiano GattiAssegnato all’inviato dell’Espresso per l’inchiesta sul centro di accoglienza degli immigrati a Lampedusa. Al convegno, in programma il 2 dicembre, interverranno tra gli altri numerosi esponenti del giornalismo siciliano e docenti universitari che dibatteranno sul tema “L’inchiesta giornalistica e le nuove frontiere dell’informazione”

 

Il Premio Francese 2005 è stato assegnato a Fabrizio Gatti dell’Espresso per l’inchiesta sul Cpt di Lampedusa. L’annuncio è stato dato dal presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro. La cerimonia di consegna si svolgerà il 2 dicembre prossimo al palazzo della Provincia di Siracusa. Al convegno, dedicato al cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia, sarà proposta una riflessione su un genere giornalistico costretto a difendere i propri spazi di fronte alla diffusione incalzante di una “informazione spettacolarizzata, omologante e superficiale”.

L’annuncio della manifestazione è stato dato oggi a Siracusa dal presidente dell’Ordine, Franco Nicastro. “Gatti - ha spiegato - viene premiato per avere realizzato un servizio sul centro di accoglienza degli immigrati a Lampedusa: un tema che ‘oggi assume una drammatica attualità’”.
Al giornalismo d’inchiesta si richiama oltretutto la figura di reporter come Mario Francese e altri cronisti siciliani che hanno pagato con la vita la ricerca della verità. Introdurrà il convegno dal titolo “L’inchiesta giornalistica e le nuove frontiere dell’informazione” il presidente dell’Ordine Franco Nicastro. Gli interventi, coordinati da Etrio Fidora, saranno affidati a Nino Milazzo, Roberto Ciuni, Antonio la Spina, Carlo Lucarelli e Umberto Lucentini. E ancora le “Iene” Carmelo Maiorca e Fulvio Abbate, Enrico Bellavia e Beppe Benvenuto. L’ultima sessione del convegno, coordinata da Egle Palazzolo, vedrà le relazioni di Maria Grazia Mazzola, Giovanni Maria Bellu, Francesco La Licata, Enrico Deaglio, Andrea Purgatori e Luciano Mirone.

Letizia Loiacono

 

>> 01/12/2004

A Carlo Lucarelli il Premio Francese 2004
"Onorato di riceverlo nella città di Sciascia"
Conferito allo scrittore e conduttore della trasmissione televisiva “Blu notte” il premio intestasto al cronista ucciso nel 1979. La cerimonia ha concluso il seminario che si è tenuto a Palermo e Racalmuto (introduzione ai lavori di Franco Nicastro). Nella motivazione, la commissione ha spiegato di avere "apprezzato l'impegno con cui è stata realizzata la puntata sulla mafia". La sezione tesi di laurea è stata assegnata a Gesualdo Nasca, Roberto Valguarnera e Giovanna Cucè

Il convegno su Sciascia giornalista (Il romanzo quotidiano), organizzato dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, si è concluso a Racalmuto con l’assegnazione del premio di giornalismo Mario Francese a Carlo Lucarelli, scrittore e conduttore della trasmissione televisiva Blu notte.
Nella motivazione fra l’altro si legge: Con il suo programma, premiato da un ampio consenso di pubblico, Lucarelli ha trattato molti temi di bruciante attualità coniugando la forza narrativa del mezzo televisivo con il rigore di un’informazione di elevato contenuto civile. La commissione ha apprezzato il particolare impegno con il quale il conduttore e i curatori di Blu notte, tra cui alcuni giornalisti siciliani, hanno realizzato la puntata sulla mafia che viene segnalata come un modello di giornalismo d’inchiesta che assume forza di memoria e di verità.
Franco Nicastro, presidente dell’Ordine, ha ricordato che il premio è intestato alla memoria di un cronista impegnato nella ricerca della verità e diventato il simbolo del coraggio civile dei giornalisti siciliani uccisi per essersi occupati di mafia. Nicastro ha anche spiegato che Blu notte rappresenta assieme a poche altre, nel panorama televisivo nazionale, un’isola felice nella quale si realizza un modello di informazione di qualità molto distante per cultura e per metodo dal modello dilagante interpretato dagli intrattenitori da baraccone.
Lucarelli si è dichiarato orgoglioso di ricevere il premio Francese, intestato a un vero cronista. E ha aggiunto: Mi onora molto anche il fatto che questo premio mi venga consegnato nella città di Sciascia. Lucarelli ha attributo gran parte del successo di Blu notte al lavoro dei cronisti che conducono un lavoro di ricerca e approfondito su cui poi si basa la struttura della trasmissione.
Nella giornata conclusiva del seminario si è svolta anche la cerimonia di premiazione della sezione tesi di laurea, vinta da Gesauldo Nasca (con la tesi Il giornalismo di Sciascia sui quotidiani siciliani), Roberto Valguarnera (Una donna in prima linea: Maria Grazia Cutuli, reporter di guerra) e Giovanna Cucè (La preghiera del mattino: la free press che vorrei). Per loro tre borse di 2500 euro ciascuna e la possibilità di svolgere uno stage di tre mesi in una redazione delle tre testate giornalistiche con sede in Sicilia: Giornale di Sicilia, La Sicilia e Gazzetta del Sud.

(1 dicembre 2004)

 

>> 03/11/2002

In ricordo di Giuseppe - ore 21.30 " I Candelai" via Candelai  Palermo. Musica, foto, presentazione del sito web, distribuzione del volume "Con i miei occhi"

>> 29/10/2002

Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti, informa il Consiglio della richiesta di iscrivere alla memoria, nell’albo dei pubblicisti,  Giuseppe Francese...

Verbale 499 del 4/5 ottobre 2002

>> 28/10/2002

Onora il padre. Un sito per i Francese

(Giornale di Sicilia -Gioweb, 28-10-2002)

Onora il padre. Giuseppe aveva solo 12 anni quel 26 gennaio del 1979 quando un killer uccise nostro padre, Mario Francese e ferito la sua anima di bambino. Onora il padre è stato da allora il «comandamento» della sua vita, fino a quella mattina del 3 settembre scorso quando Giuseppe, a 36 anni, ha deciso di svoltare in fretta l’angolo di questa vita...

>> 28/10/2002

(ANSA) - PALERMO, 28 OTT - Torna in appello l'uccisione del giornalista Mario Francese, eliminato 23 anni fa per le sue coraggiose inchieste sulla mafia. Il processo di secondo grado comincerà il 31 ottobre davanti alla corte presieduta da Vincenzo Oliveri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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