Le Grandi Inchieste
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Giornale di Sicilia 4.9.1977 Dal
più arido latifondo la
mafia sa cavare l'
"oro" Grossi
gli interessi che hanno fatto saltare il tradizionale "equilibrio"
in tre province
La diga di Garcia, interamente finanziata dalla Cassa per il
Mezzogiorno su progetto del consorzio di bonifica dell'alto e medio
Belice, a che cosa servirà? E perché attorno alla diga si è creato un
deserto di mafia, in cui oscuri interessi hanno scatenato contrasti,
appetiti e una corsa quasi piratesca per l'aggiudicazione degli appalti di
opere che dovranno convogliare le acque del serbatoio di Garcia verso
Trapani ed Agrigento? Il direttore del consorzio di Bonifica dell'alto e
medio Belice dottor Mirto mi ha anticipato, pochi giorni prima della
soppressione a Ficuzza del colonnello Giuseppe Russo, che i consorzi dell'alto e
medio Belice, Delia - Nivolelli e basso Belice - Carboy hanno già
presentato alla Cassa del Mezzogiorno il progetto di massima per
l'irrigazione di 21 mila ettari di terreno, ricadente nei tre consorzi (trapanese
e agrigentino). Il costo delle opere di convogliamento dell'acqua, dalla
diga (tubazioni principali) fino alle bocche di utenza, è previsto in 110
miliardi. Il progetto è in fase di approvazione e molte sono le imprese,
tra cui la Saiseb di Roma (di cui il colonnello Russo era diventato
consulente) che aspirano ad eseguire le opere.
Lo stesso dottor Mirto ha riferito che altri 7 milioni di metri
cubi di acqua della diga Garcia saranno destinati ad uso potabile "a servizio - dice - di alcuni comuni del trapanese, secondo le
previsioni del piano generale delle acque". Ed anche per gli
impianti (tubazioni principali) di trasferimento di quest'altra imponente
massa d'acqua è stato presentato alla Cassa del Mezzogiorno un
altro progetto che prevede
una spesa aggirantesi (con i prezzi di inizio 1977) tra i 60 e i 70
miliardi. "Il costo dell'invaso di Garcia - precisa il dottor Mirto
- tra espropriazioni, lavori, spese generali e Iva, al momento è di 47
miliardi, interamente finanziati dalla Cassa del Mezzogiorno. Ma le opere
pubbliche previste nello schema "Garcia" comprendono - ha
aggiunto - oltre lo sbarramento per la creazione del serbatoio, la
condotta di adduzione e la rete di distribuzione irrigua, anche lavori di
sistemazione idraulica e forestale, a difesa dell'invaso, viabilità di
bonifica, reti drenanti ed altre opere di conservazione del suolo".
Non va dimenticato che la diga sta sorgendo in una zona fortemente sismica
e già duramente colpita nel 1968 dal terremoto."L'ammontare
globale degli investimenti pubblici - conclude Mirto - può valutarsi in
circa 140 miliardi, oltre naturalmente i circa 110 miliardi per il
convogliamento di acqua nei tre consorzi che ne hanno fatto richiesta e la
settantina di miliardi occorrenti per fornire a Trapani acqua potabile".
Somme imponenti, quindi, per l'esecuzione dello schema "diga
- Garcia" che dovrebbe realizzarsi nell'arco di un decennio. Dalla
contrada Gammari, quartiere residenziale di don Peppino Garda, si domina
la suggestiva vallata di oltre 900 ettari di terreno, fiorenti vigneti in
gran parte, che farà da letto alla enorme diga. "Una diga immensa
- dice un piccolo contadino, privilegiato dalla riforma agraria - che però
ci lascia perplessi. Io qui ho avuto qualche ettaro di terra dalla riforma
e l'ho coltivata a vigneto. Ma le nostre vigne, senza acqua, producono
meno di un terzo. Ci vuole acqua nelle stagioni calde e ritengo che, a noi
piccoli proprietari, come ai grossi la diga non porterà nessun beneficio.
Potremo ammirare l'immensa distesa di acqua del più grande serbatoio del
palermitano. Ma per quel che si sente dire con una certa insistenza, di
quest'acqua noi non ne usufruiremo se è vero, come pare dai progetti del
Consorzio del medio ed alto Belice, che la diga dovrà servire zone del
trapanese ed in parte dell'agrigentino, i cui consorzi hanno già
presentato alla Cassa progetti per 110 miliardi per il convogliamento di
immense masse d'acqua nei loro territori".
Allarmante il giudizio del piccolo assegnatario della riforma
agraria, un coltivatore diretto di Pioppo che, per fare fronte alla siccità
estiva, ha ricavato in un imbuto del suo terreno un piccolo laghetto dal
quale attinge l'acqua per irrigare, nei mesi caldi, col sistema a pioggia,
la sua salma di vigneto. Un sistema, quello dei laghetti artificiali,
molto sfruttato nella zona tra Roccamena e Corleone e fino ai confini di
Trapani e Agrigento. Don Peppino Garda, per fronteggiare la penuria
d'acqua nei mesi estivi, dovuta al prosciugamento del Belice, ha costruito
per i suoi vigneti tre laghetti artificiali. Molti i coltivatori della
zona che lo hanno imitato. Senza queste provvide, anche se rudimentali
iniziative, centinaia di ettari di vigneti rimarrebbero in estate al secco
e improduttivi."Al sistema dei laghetti artificiali - dicono i
fratelli Marino, proprietari di vaste distese di terreno all'imbocco di
Ficuzza - stiamo ricorrendo anche noi. Ne abbiamo in costruzione uno, dal
momento che nessuno si preoccupa seriamente dell'agricoltura e lo Stato
lascia disperdere le immense riserve d'acqua delle nostre sorgive montane
che, nei mesi invernali, sono veramente imponenti".
Dunque, il retroterra di Palermo, noto per le sue incommensurabili
risorse idriche, si appresta a specchiarsi nel gran lago della diga Garcia
e ad indispettirsi per il grosso furto delle sue inesauribili fonti
idriche (Rocca Busambra, Piano Giumenta, etc.) che verranno convogliate
nel serbatoio di Garcia per finire, poi, nel trapanese e nell'agrigentino.
E mentre i paesi sottostanti a Piano Giumenta come Corleone, Campofiorito
e Bisacquino soffrono l'arsura (terreni e cittadini), la loro acqua emigra
quasi beffandoli verso altre zone che, poi, per essere state per prima
colonizzate dagli arabi, sono tra le più fiorenti della Sicilia
occidentale. Fa quasi rabbia sapere che gli abitanti di Campofiorito, per
fare un esempio, nei mesi invernali, hanno il terrore delle piene
dell'acqua che, dalle sue inesauribili sorgive montane e dal Piano
Giumenta, sfociano a valle impetuose travolgendo ogni ostacolo, spazzando
strade e muri, allagando persino il paese. Un paese immerso nell'acqua e
che muore di sete.
E allora a che è servita la costruzione della diga? Eccoci quindi
all'ipotesi del gran deserto della mafia che, anche dalle zolle una volta
aride, ha saputo cavarci "oro". Tre organizzazioni mafiose,
(Palermo, Trapani e Agrigento) alla conquista del gran deserto di Garcia e
che per la sfrenata corsa ai nuovi e redditizi appalti hanno rotto
tradizionali equilibri. In questo "deserto" si è registrato
il sequestro Corleo, si sono abbattute le prime scariche di cal. 38 e di
lupara su ben otto persone e, infine , a Ficuzza, è stato trucidato
spietatamente il colonnello dei carabinieri Russo, il quale forse riteneva
di poter affrontare con la caparbia che lo aveva distinto al nucleo
investigativo di Palermo il nuovo compito di consulente della Saiseb,
un'impresa impegnata nel "deserto di Garcia" e quindi anche
nella corsa agli appalti per le opere di bonifica attorno alla grande
diga.
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