(ANSA) - PALERMO, 28 OTT - Torna in appello l'uccisione del giornalista Mario Francese, eliminato 23 anni fa per le sue coraggiose inchieste sulla mafia. Il processo di secondo grado comincerà il 31 ottobre davanti alla corte presieduta da Vincenzo Oliveri. La sentenza è prevista per la prima metà di novembre. Sotto accusa sono Totò Riina e la cupola di Cosa nostra: tutti sono stati condannati a 30 anni con giudizio abbreviato. In un processo separato, celebrato con rito ordinario, è stato condannato all'ergastolo anche il boss Bernardo Provenzano.
La famiglia e il 'Giornale di Sicilià, di cui Francese era cronista giudiziario, si sono costituiti parte civile. Ma stavolta mancherà il figlio Giuseppe, che per oltre 20 anni si era impegnato a cercare le prove a carico della cupola, aveva lottato per ottenere la riapertura dell'inchiesta e aveva seguito passo per passo la vicenda giudiziaria. Giuseppe Francese aveva subito un trauma per l' assassinio del padre (aveva 12 anni all' epoca del delitto) dal quale non si è più ripreso. E alla fine, ottenuta la condanna dei boss, si è ucciso.
La sentenza di primo grado ha individuato
in Leoluca Bagarella l'esecutore materiale dell'agguato. I mandanti, secondo la
corte, furono Totò Riina, Francesco Madonia, Antonino Geraci, Giuseppe
Farinella, Michele Greco e Pippo Calò. La cupola di Cosa nostra decise di
punire un cronista, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo
grado, dotato di una «straordinaria capacità di operare collegamenti tra i
fatti di cronaca, di interpretarli con coraggiosa intelligenza e di tracciare
così una ricostruzione di eccezionale chiarezza» sull' evoluzione di Cosa
nostra. Era l' epoca in cui la mafia attuava una strategia di infiltrazione nel
mondo della politica e degli appalti sostenuta da un feroce attacco alle
istituzioni. (ANSA).
XNI
28-OTT-02 12:31 NNN